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Lunedì 12 giugno 2017 - 14:57

Nubi su Di Maio. Grillo nega sconfitta M5s: cresciamo

"Partiti nascosti da civiche, a settembre nostro candidato premier"
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Roma, 12 giu. (askanews) – Serve qualche ora per mettere a punto la strategia di comunicazione del Movimento 5 stelle, dopo il deludente risultato delle elezioni comunali, che li vede fuori dai principali ballottaggi e affondati quasi ovunque nel mare magno delle coalizioni e delle liste civiche. In tempo per i tg dell’ora di pranzo, però, il silenzio viene rotto da un post firmato Beppe Grillo sul blog, che ribalta l’interpretazione già prevalente sui mass media: i partiti sparirebbero se non si fossero nascosti dietro le liste civiche, mentre noi non abbiamo perso, anzi cresciamo, dice il fondatore, facendo però riferimento addirittura al 2012 come termine di paragone. Ora pronti ai ballottaggi (fuori dalle città principali, i candidati stellati comunque se ne giocano una decina) e, promette Grillo, a luglio “avremo” il candidato presidente della Regione Sicilia e a settembre il candidato premier. Scelti come? Per ora su questo tace.

La partita esterna è legata ancora una volta alla legge elettorale: il risultato delle comunali potrebbe rafforzare la tendenza a un ritorno alle coalizioni. E le coalizioni, se ritrovano la loro forza tradizionale, sono la kryptonite del M5S, allergico alle alleanze, e potrebbero condannarlo a una nuova legislatura di opposizione. All’interno del Movimento, invece, si gioca soprattutto sul candidato premier: dopo la battuta d’arresto sull’intesa a quattro con Pd-Fi e Lega per la legge elettorale, da lui fortemente voluta, sul banco degli imputati rischia di finire Luigi Di Maio. Come è già accaduto per i guai di Virginia Raggi a Roma, della quale il vicepresidente della Camera è stato sponsor e garante. Non a caso, Di Maio, normalmente non avaro di dichiarazioni pubbliche, nelle prime ore del day after delle amministrative si è limitato a sintetizzare il post di Grillo sulla sua pagina Facebook, come dire: siamo una cosa sola.

Raccontano che Di Maio conquistò Grillo e Casaleggio padre, a inizio legislatura, con un’arma molto semplice: era l’unico che conosceva, da principiante, il regolamento della Camera. Negli anni, si è guadagnato anche la stima di molti funzionari di Montecitorio, proprio per il suo lavoro istituzionale.

All’interno del Movimento, controlla ancora lo snodo fondamentale degli enti locali; inoltre, è legato da un “matrimonio d’interessi” con il potente Rocco Casalino, supervisore della comunicazione e quasi commissario politico dei gruppi parlamentari. Politicamente, il M5S “di governo” alla Di Maio, che inciampa nelle trattative con gli altri partiti, raccoglie malumori crescenti tra i “movimentisti” e gli “ortodossi” alla Camera e al Senato. Il quadro interno però è frenato, da molti mesi, dal dato oggettivo: a Di Maio non ci sono alternative.

Roberto Fico, che si era detto disponibile a candidarsi lo scorso anno, viene descritto come “demoralizzato” in ambienti parlamentari M5S. Dosa le interviste, parla solo sui temi principali nel suo doppio ruolo di capogruppo di turno alla Camera e presidente della Vigilanza Rai, e sulla vicenda del candidato premier non risponde. Alessandro Di Battista, il più amato dalla base, che in molti hanno pregato – e pregheranno ancora di qui a settembre – di candidarsi contro Di Maio per la premiership, ha tenuto fede, finora, al patto di non belligeranza con il giovane leader campano. “E poi lui è pigro, si alza tardi dal letto, non studia, sa fare il capopopolo, non il presidente del Consiglio”, racconta chi lo conosce bene. Gli altri sono troppo deboli: marginalizzata e scettica sulla lucidità politica di Grillo Roberta Lombardi, popolare ma troppo “popolana” Paola Taverna, più serioso ma semisconosciuto il senatore eletto in Calabria Nicola Morra. Paradossalmente, quindi, l’unico esito possibile per dare sfogo senza nuove rotture o espulsioni alla crescente onda critica interna, potrebbe essere una maggiore collegialità fra i “decisori” del Movimento. Praticamente fantascienza, finora, per il partito carismatico fondato sulla figura del leader e dei “portavoce” intercambiabili.

Bar MAZ

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