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Lunedì 15 maggio 2017 - 20:07

Salvini subito a incasso primarie, ora si fa solo come dico io

'Non obbligo Bossi a restare per forza. Mai più con Alfano. Berlusconi sta con un piede in due scarpe: voti il maggioritario'
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Milano, 15 mag. (askanews) – Non è stato un plebiscito, né un investitura basata su grandi numeri (hanno partecipato al voto ottomila militanti leghisti). Ma la netta vittoria alle primarie della Lega di Matteo Salvini contro lo sfidante per la segreteria Gianni Fava (sostenitore di una Lega di matrice bossiana, indipendentista e nordista), ha portato il “capitano” a rivendicare, come prima cosa, la sua “battaglia identitaria, sovranista e federalista” che, ha detto, con le primarie è stata “avvalorata”. E lo ha spinto a rimarcare ancora più nettamente la sua linea di rottura rispetto al passato bossiano, sia sul piano interno, sia all’interno del centrodestra, puntualizzando subito i cardini della sua azione futura politica.

Primo, lo stop, nelle intenzioni definitivo, al dissenso nel movimento: E’ “chiuso – ha detto – il capitolo” di chi dice “la linea lepenista non ci piace”, ha precisato subito Salvini, liquidando il fondatore Bossi, che per la prima volta ha fatto balenare la possibilità di lasciare la Lega, con un “non posso tenere nessuno al guinzaglio”.

Secondo: ha decretato la fine delle alleanze con i centristi non solo a livello nazionale, ma, novità assoluta, anche a livello regionale, e quindi anche in Lombardia, dove governa il suo alter ego Roberto Maroni, che indica invece il cosiddetto Modello Lombardo come il faro di tutte le alleanze, anche in chiave nazionale. E che, in una recente intervista, ha affermato che il lepenismo, con la vittoria francese, è un modello perdente ed è stato solo una parentesi. L’esatto opposto di quello che, oggi ancora con più forza, rivendica Salvini.

Terzo: ha riaffermato la centralità leghista all’interno del centrodestra, con l’ennesima accusa a Silvio Berlusconi, che anche oggi in un’intervista al Foglio ha bocciato la strategia lepenista, di “incoerenza” e di voler tenere “i piedi in due scarpe”, a partire dalla legge elettorale. E’ Berlusconi il bersaglio del suo messaggio: per un “centrodestra unito” e per fare un’alleanza “la più seria e ampia possibile” occorre avere “prima un progetto chiaro” e soprattutto “volere una legge maggioritaria”, ha detto oggi Salvini. “Valutate voi chi vuole un centrodestra unito e chi invece tiene i piedi in due scarpe” – ha osservato il leader leghista – se qualcuno dice: voglio il proporzionale puro e decidiamo dopo gli accordi”. E ancora: “Chiedete a Forza Italia – ha proseguito – il perché di questa incoerenza. Parlare di alleanza e volere un sistema elettorale che non vuole l’alleanza. Se Berlusconi vuole fare corsa solitaria per avere mani libere e allearsi con Renzi il giorno dopo è libero di farlo”. “Questo – ha rimarcato – sostiene la Lega e lo sosterrà domani in commissione” Affari costituzionali.

Stesso discorso – ma stavolta il messaggio è diretto a Maroni – sul piano regionale: “Non si può fare una cosa a Roma e un’altra qui – ha detto Salvini in conferenza stampa dopo la vittoria – a livello locale ho lasciato libertà di scelta, a livello politico regionale e nazionale la scelta passa da me. E la Lega non sarà mai alleata con Alfano”. In serata la replica del presidente della Regione Lombardia, che ha rinviato la questione a dopo il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto previsto per ottobre: “Farò in modo di convincerlo l’anno prossimo (alla scadenza elettorale ndr) che il modello Lombardia e la maggioranza che c’è in Regione ottengono risultati”. Maroni si è detto anche convinto che dopo i referendum sulla questione delle alleanze “cambierà tutto”. “Sarà uno spartiacque. Se il referendum ha successo, se riusciremo a portare tanta gente a votare, cambia il mondo. Anche dal punto di vista delle alleanze. Non solo in Lombardia ma a Roma”.

Il veto di Salvini, però, non è mai stato così chiaro: “Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può stare con la Lega in competizioni nazionali e regionali, neanche in Lombardia”.

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