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Martedì 28 marzo 2017 - 21:12

Renzi teme trappola su legge elettorale, trincea su Mattarellum

L'ex premier non vuole altre correzioni proporzionaliste
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Roma, 28 mar. (askanews) – Per Matteo Renzi non ci sono alternative, il Pd deve tenere il punto sul Mattarellum, anche se le possibilità di trovare un’intesa su questa legge elettorale sembrano vicine allo zero. Il segretario Pd non si fa illusioni, spiega più di un parlamentare a lui vicino, realisticamente in questo Parlamento non c’è una maggioranza per mettere mano ad una riforma che non sia ancora più proporzionale di quella uscita dalle sentenze della Consulta, ma proprio per questo bisogna difendere la ‘trincea’ fissata con l’assemblea Pd dello scorso dicembre, ovvero appunto la legge scritta nel 1994 da Sergio Mattarella.

I suoi avversari nel Pd lo accusano di volere, in realtà, mettere al sicuro i capilista bloccati, strumento che fa gola a qualunque leader di partito – a cominciare da Silvio Berlusconi – e che ora ha anche superato l’esame della Corte costituzionale. Ma è un dato di fatto che al momento, in Parlamento, le posizioni sulla legge elettorale sembrano più distanti che mai.

Il capogruppo democratico alla Camera Ettore Rosato spiega la situazione in maniera molto chiara, quando gli viene chiesto di commentare la scelta di Mdp di non sostenere il Mattarellum in commissione Affari costituzionali. “Il Mattarellum era stato votato anche da loro all’ultima assemblea del Pd… Chi ha obiezioni sul Mattarellum non vuole neanche l’Italicum, vuole il proporzionale. Ma bisogna avere il coraggio di dire che il proporzionale prevede le ampie coalizioni, e noi non ci vogliamo rassegnare alle ampie coalizioni”.

Il tema, in realtà, appassiona soprattutto il Pd e i fuoriusciti di Mdp, il dibattito si svolge tutto all’interno dei democratici e con l’ex sinistra del partito. M5s e Fi per ora stanno di fatto a guardare, criticano la scelta del Pd di restare sul Mattarellum e sotto sotto, probabilmente, sperano che in fondo si cambi il meno possibile. Al contrario sia gli ex Pd che i centristi hanno un problema non da poco: l’attuale sbarramento all’8% al Senato, che rischia di tagliarli fuori da palazzo Madama.

L’Italicum corretto, alla fine, va bene sia a Fi – perché non prevede le preferenze tanto odiate da Berlusconi – e anche ai 5 stelle, che anzi si sono detti pronti ad estenderlo anche al Senato. Una strada che a Renzi non dispiacerebbe nemmeno, ma l’ex premier sa che se si apre questo capitolo si rischia di perdere il controllo della situazione e di avere non l’estensione dell’Italicum corretto: “Centristi, Mdp e Sinistra italiana – dice un renziano – cercherebbero di portare lo sbarramento al 3% anche al Senato, non accetterebbero di fissarlo al 5% in entrambe le Camere come sarebbe ragionevole. Sarebbe un incentivo alla frammentazione”. E anche i capilista bloccati rischierebbero di saltare, ma difficilmente sostituiti da collegi uninominali stile Mattarellum. Più probabile un mix di preferenze e collegi uninominale con riparto proporzionale.

Peggio ancora, per Renzi, l’ipotesi di estendere il premio alla coalizione, anziché alla lista più votata. Un meccanismo che lo indebolirebbe, perché una coalizione pre-elettorale con il centro o con Fi equivale a un suicidio politico e una coalizione di centrosinistra è poco praticabile, almeno con Mdp. Del resto, anche Berlusconi non vuole essere costretto a legarsi troppo a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, il leader di Fi preferisce tenere le distanze dall’area ‘sovranista’.

Per non parlare dell’idea del premio di “governabilità” proposto da esponenti come Gianni Cuperlo e Vannino Chiti e apprezzato da Andrea Orlando. Un premio che non dà la garanzia di avere i numeri per governare (a meno che non si superi il 40%) ma che dovrebbe rafforzare il partito o la lista più votata in modo da facilitare poi la costruzione di una coalizione post-elettorale. In teoria, un meccanismo che dovrebbe facilitare la formazione di un governo, in pratica un sistema che rischia addirittura di complicare le cose, se fosse M5s ad arrivare primo: il Movimento di Beppe Grillo continua a rifiutare qualunque alleanza e si rischia il paradosso di un partito che prende più voti di tutti, grazie al premio ottiene magari il 45% dei seggi, ma non ha comunque i numeri per governare e non intende fare alleanze. Lo stallo perfetto.

Per i renziani, dunque, il gioco non vale la candela: non verrebbe risolto il problema della governabilità, perché comunque la soglia per avere la certezza di una maggioranza resterebbe al 40% e, in più, quasi certamente verrebbe abbassata l’asticella di ingresso al Senato. Meglio, per l’ex premier, tenere il punto sul Mattarellum.

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