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Giovedì 2 febbraio 2017 - 19:10

Aria di frenata su legge elettorale, pesa caos Pd. M5s: è melina

Avvio esame solo dopo motivazioni Consulta. Pressing di Renzi
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Roma, 2 feb. (askanews) – Stop and go. Dopo l’accelerazione impressa da Pd-M5s-Lega-Fdi, che ha portato alla calendarizzazione in aula per il 27 febbraio, oggi sulla legge elettorale tira aria di frenata.

L’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali, infatti, ha deciso di “incardinare” per il 9 febbraio la discussione, ma in realtà l’esame sarà avviato soltanto dopo le motivazioni della Consulta sull’Italicum. Pubblicazione che avverrà in data ancora ignota sebbene – viene spiegato – non oltre il 13 febbraio.

Insomma, prima che la discussione entri nel vivo, sarà necessario attendere la Corte costituzionale. L’incardinamento su cui il Pd ha molto insistito appare dunque al momento più che altro come un fatto simbolico. I dem, con il capogruppo Emanuele Fiano, assicurano che il testo arriverà in aula nei tempi previsti. Eppure durante la riunione della commissione lo stesso presidente Andrea Mazziotti avrebbe ammesso che non si può avere alcuna certezza che il provvedimento sia “pronto” per il 27. A esultare, d’altra parte, sono i partiti che non tifano per il voto subito e che avevano inviato una lettera alla presidente Laura Boldrini e allo stesso Mazziotti proprio per chiedere di “evitare dannose accelerazioni”: tra questi Area Popolare, Forza Italia, Sinistra Italiana e Ala.

Il M5s è convinto che i partiti stiano soltanto facendo “melina” e punta il dito soprattutto contro il Partito democratico. – “Il Pd oggi – sostengono – ha dimostrato che vuole arrivare a fine legislatura”.

Al di là dei tempi, ovviamente, il problema è tutto politico. I dem non chiederanno l’incardinamento di un solo testo ma di tutti quelli presentati da esponenti del partito. Tra questi c’è il Mattarellum, sottoscritto dai deputati Zampa e Nicoletti, ma anche il Lauricellum, la legge che più di tutte si avvicina al modello emerso dalla sentenza della Consulta, di fatto un proporzionale che però prevede un premio di maggioranza per la lista che ottiene il 40%.

Una proposta che potrebbe avvicinarsi ai desiderata del M5s che chiedono di estendere il cosiddetto Legalicum, ossia la legge frutto della sentenza della Corte, a palazzo Madama. Con alcuni correttivi, però, non da poco: via capilista bloccati, premio nazionale anche al Senato e preferenza di genere. Il primo punto, in particolare, è tra quelli politicamente più spinosi, non solo perché la Consulta ne ha sancito la costituzionalità ma anche perché è lo strumento più forte nelle mani dei leader di partito per mandare in Parlamento i loro fedelissimi. E’ evidente, dunque, che una discussione su questi punti difficilmente potrebbe non portare a un allungamento dei tempi.

Il problema più grande, però, è in casa Pd. I renziani continuano a spingere per elezioni entro l’estate, mentre la minoranza dem minaccia la scissione. Nei desiderata dell’ex premier, infatti, la road map prevede l’adozione di un testo base entro le prossime due settimane in modo da portare il provvedimento in aula entro fine febbraio e farlo approvare alla Camera tra il 15 e il 20 marzo. Il problema, però, sta tutto al Senato. Anche ponendo, infatti, che Pd, Lega e M5s si accordassero su un testo pur di accelerare i tempi, ci sarebbe infatti un problema di numeri. La somma dei 3 gruppi, sulla carta, fa infatti 160. A questi, però, vanno tolti una ventina di senatori che fanno riferimento alla minoranza. Proprio questo quadro, viene spiegato, avrebbe raccomandato in queste ore maggiore prudenza. Come ha notato un parlamentare di lungo corso come Pino Pisicchio, “il conflitto ha toni meno incendiari dei giorni passati”.

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