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Sabato 28 gennaio 2017 - 16:48

D’Alema rompe gli indugi: Renzi si fermi o nel Pd liberi tutti

L'ex premier chiama a raccolta la sinistra anti renziana per nuovo centrosinistra: "comitati in ogni città, pronti a ogni evenienza"
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Roma, 28 gen. (askanews) – Bisogna essere “pronti a ogni evenienza”, alla fine è in questa sorta di dispaccio militare il senso della kermesse dalemiana al centro congresso Frentani. L’ex premier rilancia ancora e, come già accaduto quando decise di costituire i comitati per il no al referendum, la mossa suona anche come una poderosa strattonata a chi, come Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza, finora ha giocato nel perimetro del Pd.

Nessun tabù, è il messaggio di D’Alema, non ci si può limitare a muoversi nel recinto del partito, bisogna avere il coraggio di guardare oltre: “Ora dobbiamo guardare al futuro e organizzare un mondo del centrosinistra italiano che oggi è abbastanza disperso, si riconosce in diverse formazioni politiche, in modo largo nel Pd, in Sinistra italiana, ma molta parte è formato da cittadini che non aderiscono più a nessun partito”.

In sala, ad ascoltare, ci sono proprio i dirigenti di Sinistra italiana e buona parte della sinistra Pd. C’è Nicola Fratoianni, fautore di una linea di “alternativa radicale” che probabilmente è distante non solo da Matteo Renzi ma dallo stesso D’Alema. Ci sono Loredana De Petris e Arturo Scotto (“Un nuovo centrosinistra è possibile solo senza Renzi”), c’è Alfredo D’Attorre, che è in Sinistra italiana ma viene dal Pd ed è dalemiano da sempre. Tra molti di loro c’è entusiasmo per la prospettiva di D’Alema e il perché lo spiega Franco Giordano, ex segretario di Prc che vede finalmente una sorta di terza via tra “il minoritarismo di una parte di Sel (quella di Fratoianni, ndr) e il renzismo”. Si rivedono facce che riportano agli anni ’90, quando D’Alema guidava i Ds: Pietro Folena, Cesare Salvi, Valdo Spini (ringraziato pubblicamente dall’ex premier), Livia Turco, Michele Ventura.

Poi ci sono i bersaniani: Roberto Speranza, Davide Zoggia, Nico Stumpo, Miguel Gotor, Stefano Di Traglia. Si presenta anche Enrico Rossi, sostenitore del sì al referendum e accusato di essere una quinta colonna del leader Pd fino a qualche settimana fa. Un fronte che viene colto in contropiede dall’affondo di D’Alema: un conto è evocare la scissione come minaccia, altro è cominciare a muovere le truppe.

Stumpo, per esempio, ci va cauto rispetto all’idea di mollare il Pd: “Se Renzi va dritto verso le elezioni, senza un congresso, senza primarie, senza niente, è chiaro che qualcosa a sinistra nasce. Ma io mi batto perché questo non accada”. E Speranza aggiunge: “Se il Pd diventa il partito dell’avventura (correndo a elezioni, ndr) di fatto non esiste più. Ma qualcuno pensa che si possa provare a vincere questa sfida a prescindere dal Pd? Io penso di no. Bisogna provare a sparigliare le carte, capire come si cambia il Pd e come si ricostruisce il centrosinistra”. E Rossi: “La prospettiva non è quella di frammentare ancora la sinistra. O noi o Renzi? Questo è il messaggio che dà D’Alema.

Alcune cose le condivido, una buona parte, su altre ho una mia opinione. Io dico che Renzi non ha alternative alla convocazione del congresso, ma penso che Renzi sia una componente dello schieramento del centrosinistra, che debba starci”.

D’Alema, però, non sembra altrettanto convinto che ci sia ancora spazio per stare nello stesso partito con Renzi. L’ex premier stronca tutte le “riforme” del segretario Pd, ricorda i “20 milioni” che hanno “chiuso il dibattito” sulla modifica della Costituzione, la bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta. Si dice “sconcertato” per le parole di Matteo Orfini che chiede il voto subito, invoca la camicia di forza per Ettore Rosato che parla di un Italicum confermato nella sostanza (“In questi casi arriva un signore col camice bianco…”).

Il Pd ha perso una buona parte del proprio elettorato e “abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro popolo e difficilmente lo recuperiamo senza un cambio di rotta e, io aggiungo – affettuosamente – un cambio di leadership”. Correre al voto non ha senso, “l’idea al voto al voto fu la linea seguita a roma. Stesso autore, probabili medesime conseguenze”. L’ex leader Ds viaggia su un binario ormai parallelo e inconciliabile con quello di Renzi, usa un gergo bellico: “Siamo in un tale conflitto che è necessario richiamare i riservisti, mantenerli in servizio per supportare l’azione di una nuova generazione”.

L’orizzonte, appunto, è più ampio del Pd, si capisce anche quando D’Alema ipotizza “una lista di centrosinistra” per le elezioni, chiarendo che non si tratta del “listone” di cui parlano i renziani in questi giorni. Bisogna “organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, un confronto. Creare comitati in tutte le città, in tutti i paesi dove è possibile. Raccogliere adesioni. Si possono non stampare le tessere, non avremo un tesseramento nazionale, non vogliamo generare equivoci, scriverebbero subito che vogliamo fare un partito”.

La prima richiesta è la convocazione di un congresso anticipato, ma un congresso, per provare a riprendere le redini del Pd e fare del partito il perno di un nuovo centrosinistra. “Il congresso va pensato in modo nuovo, aperto, non come un’asfittica resa dei conti in all’interno di un mondo che si è molto ristretto. il numero degli iscritti al Pd si è molto ristretto, non so quanti siano. Temo siano pochini… in tal caso bisogna essere forti, organizzati. Si va ad altro? Bisogna essere forti e organizzati”.

Si deve essere pronti ad “ogni evenienza”, i comitati del no devono trasformarsi in embrioni di un nuovo soggetto di centrosinistra, raccogliendo non tessere ma fondi “perché siano pronti alle evenienze che potranno esserci”.

E’ abbastanza chiaro a quali “evenienze” si riferisca D’Alema. O Renzi accetta il percorso che gli viene chiesto – niente elezioni, congresso anticipato con nuove regole, nuovo centrosinistra – oppure, se pensa di andare al voto a giugno per “normalizzare il partito”, le strade sono destinate a dividersi: “Deve essere chiaro, lo dico con assoluta serenità. una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero. E aggiungo che alcuni di noi, che ritengono di avere responsabilità e obblighi nei confronti della sinistra italiana, non sarebbero neanche liberi di decidere. Dovrebbero agire!”. La sfida finale a Renzi è lanciata e, forse, anche l’esperienza del Pd si avvia a conclusione.

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