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Mercoledì 11 gennaio 2017 - 17:40

Islam, Milano popolare: pd milanese come cattivi maestri anni 70

Consigliere Forte: "Pericolosa trama rapporti, Bussolati spieghi"
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Milano, 11 gen. (askanews) – Con l’Islam politico il pd milanese ha un rapporto “non occasionale”, non si sa quanto “consapevole” o “ingenuo” e costruito sulla base dell’identità gramsciana “di una riedizione in salsa islamista delle casematte del potere”. Lo ha affermato Matteo Forte, il consigliere di Milano popolare in comune di Milano, che ha snocciolato una serie di circostanze, tra cui la presenza in un’associazione fondata dal segretario metropolitano del pd milanese Pietro Bussolati di giovani esponenti dell’associazionismo musulmano riconducibili all’Ucoii e quindi “esponenti di un Islam ortodosso”. “Il pd – è l’accusa – si porta in pancia l’islamismo politico. E cioè aumenta la soglia d’allarme” perché è nato “un brodo di cultura, un network, un clima pericoloso”.

Una “trama di rapporti”, quella attribuita al pd milanese, in cui l’esponente centrista ha citato – con tanto di slide – anche Samer al Barq, il cugino di Sumaya Abdel Quader, responsabile culturale del Caim, eletta in Consiglio comunale con il Pd. In un post su Facebook del 2012, la consigliera del pd aveva perorato la causa del parente, detenuto allora nelle carceri israeliane “senza un capo d’accusa” e “senza un processo” e in passato accusato dall’intelligence Usa di essere stato un attivista di Al-Quaeda. “Se è in errore dovrà pagare – scrisse Sumaya – se è innocente dovrà essere immediatamente liberato”.

Il consigliere Forte ha anche segnalato, per aggiungere un tassello “ad un clima che ci fa molta paura”, la presenza ad un convegno a Palazzo Marino dei rappresentanti del partito Bangladesh national party, che “opera in stretta alleanza” con un partito islamista salafita ai cui attivisti vengono attribuiti gli omicidi di un cooperante italiano.

Secondo l’esponente della formazione centrista, che ha convocato la conferenza stampa assieme a Maryan Ismail, storica portavoce della comunità somala di Milano e candidata, non eletta, nelle liste del Pd alle comunali, da cui poi è uscita, “non c’è alcuna voglia di criminalizzare o colpevolizzare Sumaya” ma di chiedere al Pd “perché si presta a questo tipo di rapporto” con l’Islam politico. “Non chiedo a Sumaya dimissioni né di rispondere per eventuali colpe di parenti – ha aggiunto il consigliere Forte – Chiedo a Bussolati di dare spiegazioni” perché “il rapporto con l’islamismo politico non coincide con il terrorismo, ma sta al terrorismo come i cattivi maestri degli anni Settanta stavano ai brigatisti”.

L’attacco giunge fino al sindaco di Milano Beppe Sala, ritratto in un selfie di un certo Sam Aly, ex aspirante candidato del pd nella ex zona 4 di Milano, che a sua volta si è fatto fotografare con un Tareq Suwaidan, imam radicale noto per le sue posizioni antisemite. “Chiediamo – ha aggiunto Maryan Ismail, il perché della propensione del pd a dare spazio e voce solo all’area religiosa e politica dell’Ucoii, che si rifà alla scuola giuridica wahabita. E’ la parte più ortodossa, dove non vi è distinzione tra la Sharia e lo Stato. Chiedo – ha concluso l’esponente somala – al ministro Minniti di aprire un tavolo di confronto con le comunità islamiche perché è urgente e indispensabile, uscire dalla gabbia di islamizzazione a cui noi stessi islamici siamo costretti” dalla supremazia wahabita.

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