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Martedì 20 dicembre 2016 - 20:43

Mattarella: basta odio, per nuove elezioni serve clima più sereno

Al ricevimento per gli auguri al Colle Gentiloni debutta da premier, Berlusconi fa la star, Renzi diserta, per M5s solo Raggi isolata
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Roma, 20 dic. (askanews) – I rapporti politici non possono essere basati sull’inimicizia, sull’odio. All’indomani del referendum costituzionale – che ha visto svolgersi una campagna elettorale via via sempre più dura, con al fine insulti e attacchi personali che travalicavano il senso dell’appuntamento referendario – vi è “assoluta necessità di un clima più sereno”. Certo, “la dialettica rappresenta un ingrediente indispensabile della vita sociale e della democrazia” ma non deve trasformarsi in “odio”, un sentimento che agirebbe “contro la comunità nazionale”. Una comunità, quella italiana, che si appresta a vivere un 2017 difficile, ricco di importanti appuntamenti internazionali con sullo sfondo l’ombra delle elezioni anticipate alle quali non si potrà certo arrivare se le forze politiche, il Parlamento non troveranno – attraverso appunto un clima più sereno dell’attuale – le nuove regole elettorali omogenee sia per Senato che Camera.

E’ la posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella espressa – in chiaro ma anche sottotraccia – nel suo intervento oggi pomeriggio al Quirinale in occasione dello scambio di auguri con le alte cariche dello Stato. Un ricevimento che ha visto debuttare da premier Paolo Gentilon, l’ex premier Silvio Berlusconi fare la star, l’ex premier Matteo Renzi brillare per l’assenza e la Sindaca di Roma Virginia Raggi rappresentare in silenzio e sbrigativamente l’unica presenza M5s.

Mattarella ha chiarito innanzitutto come l’alta affluenza al referendum sia stata dimostrazione della “solidità della nostra democrazia” e di una “domanda dei nostri concittadini di maggiore partecipazione”. Una domanda, “non episodica ma costante” che, ha sottolineato, “non va strumentalizzata né manipolata”.

Il capo dello Stato ha riconosciuto che “ci troviamo nella fase conclusiva della legislatura, con un orizzonte di elezioni”. Con ogni probabilità Mattarella – di fronte alla schiacciante sconfitta del governo al referendum e considerando di fatto l’unanime richiesta di andare alle urne arrivata da tutti i partiti durante le consultazioni – avrebbe già provveduto a programmare lo scioglimento delle Camere per andare ad elezioni a febbraio-marzo 2017. Ma manca una legge elettorale omogenea, ha ripetuto anche oggi. “A questo scopo, quello di consentire nuove elezioni con esiti chiari – ha detto Mattarella – è necessario dotare il nostro Paese di leggi elettorali, per la Camera e per il Senato, che non siano, come in questo momento, l’una fortemente maggioritaria e l’altra assolutamente proporzionale ma siano omogenee e non inconciliabili fra di esse”. Leggi “pienamente operative affinché non vi siano margini di incertezza nelle regole che presidiano il momento fondamentale della vita democratica”.

Insomma, dopo un voto referendario così forte e significativo se il Parlamento lo decide si va al voto ma con regole elettorali chiare, è la posizione del capo dello Stato. Il quale invita nello stesso tempo le forze politiche ad avere senso di responsabilità e a considerare come il primo semestre del 2017 sia importantissimo per l’Italia sul piano internazionale.

Ingresso nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Celebrazione a Roma a fine marzo dei sessant’anni dei Trattati di Roma. A fine maggio, a Taormina, riunione del G7, sotto presidenza italiana.

“Impegni europei e internazionali – ha detto Mattarella – in cui sono in gioco il ruolo e il prestigio dell’Italia”. Un prestigio che “si traduce in autorevolezza per il nostro Paese e si riverbera positivamente sull’economia nazionale”.

Sì alle elezioni anticipate quindi (ovviamente con regole omogenee) ma senza correre troppo, visti gli impegni internazionali che attendono il Paese: alle urne ma da giugno in poi, è sembrato essere l’invito del Colle.

Ma tutto questo percorso – con l’Italia portatrice di valori che “rinsaldano il tessuto connettivo del Paese” – deve avere alla base istituzioni in grado di dare risposte di livello. Per questo, ha chiesto Mattarella, vi è “assoluta necessità di un clima più sereno. Costruttivo, rispettoso delle opinioni altrui, delle scelte compiute dagli altri”. Per il presidente “la dialettica rappresenta un ingrediente indispensabile della vita sociale e della democrazia. Può, e deve, essere franca, netta, talvolta anche aspra. Ma l’ascolto delle ragioni degli altri ne costituisce elemento indispensabile”. Mattarella ha sostenuto che “si tratta di un appello che desidero rivolgere a tutti gli ambienti del nostro Paese, particolarmente a quello politico, a quello dei mezzi di comunicazione, a quello dei social. Chi suscita e diffonde sentimenti di inimicizia o, addirittura, di odio agisce contro la comunità nazionale – ha avvertito – e si illude di poterne orientare la direzione. L’odio che penetra in una società la pervade e si rivolge in tutte le direzioni, verso tutti e verso ciascuno. Tanto più è necessario un clima di dialettica vivace ma corretta e seria quanto più grandi, impegnativi e talvolta drammatici sono i problemi che vanno affrontati e che richiedono la capacità di misurarsi con questioni complesse”.

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