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Sabato 29 ottobre 2016 - 18:37

Renzi conta suo Pd in piazza Popolo: vero partito Nazione vota no

Il premier alla sinistra dem: Basta litigi. Su Italicum abbiamo spalancato. Fischi a D'Alema
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Roma, 29 ott. (askanews) – Un attacco diretto al fronte del No, il “vero partito della Nazione” e qualche colpo alla sinistra Pd (con fischi della piazza a Massimo D’Alema) anche se è prevalso l’appello a smettere con i litigi. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è salito sul palco di piazza del Popolo per chiamare a raccolta il popolo Dem per l’ultimo mese di campagna elettorale.

“Il vero partito della Nazione – ha attaccato – è quello del no, che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo no, questo è il partito che vuole bloccare l’Italia”. Proprio nei confronti di D’Alema sono arrivati i fischi della piazza, quando il premier ha ricordato la sua frase sugli anziani. “Le parole di D’Alema sugli anziani – ha detto Renzi – vorrei che fossero parole scappate per sbaglio. Il punto però è un altro. Un importante sindacalista dei pensionati mi ha detto: noi non votiamo sì perchè non capiamo ma perchè li abbiamo visti all’opera”.

Duro, Renzi, è stato in particolare con il Movimento 5 stelle, il “vero” avversario da battere. “Onestà-onestà e un gran bel grido grido ed è anche il nostro grido – ha affermato -. Se però si grida onestà ma poi non si risolvono i problemi della propria città e del proprio Paese non si è credibili. Noi auguriamo amore a chi sa solo odiare e insultarci. Gli auguriamo vita felice. Ma saremo da un’altra parte rispetto a loro. Saremo a non seguirli nel loro cammino”.

Il premier segretario non ha risparmiato stoccate alla sinistra interna, pur senza affondare il colpo come in occasioni precedenti. Forse anche consapevole del messaggio arrivato da Gianni Cuperlo, arrivato in piazza per “affetto” verso i militanti del Pd. “Basta con le divisioni interne, i litigi, le discussioni. Riprendiamoci il Paese. Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l’Italia, parlo per i nostri figli, i nostri nipoti e parlo adesso”, ha scandito, ricordando “le storie di chi nel Pd ha avuto anche qualche litigio: quanto è bello poterci abbracciare in piazza, nel luogo della comunità”. E ha ribadito l’apertura sulla legge elettorale: “Noi non è che abbiamo aperto, abbiamo spalancato a un accordo.

Siamo pronti a cambiarla, non si utilizzi la legge elettorale come alibi. Il punto non è questo, non è più questo”.

L’appello finale è rivolto ai militanti: usare gli ultimi 30 giorni di campagna elettorale per convincere le persone a votare sì a una riforma senza la quale la politica italiana tornerebbe “indietro di una generazione”. “Vi chiedo – ha concluso – una cena o un caffè a settimana, non dico per convincere gli amici a votare sì, ma almeno per parlare perchè penso ci sia bisogno di tornare a incrociare i nostri sguardi”.

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