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Sabato 13 agosto 2016 - 15:26

Le manovre di Ferragosto attorno al referendum

Premier cerca di spersonalizzare.Parisi per assemblea costituente
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Roma, 13 ago. (askanews) – Vigilia di Ferragosto di posizionamenti in vista del referendum costituzionale d’autunno.

Sul fronte del sì Matteo Renzi ha incassato il sostegno del Financial Times secondo cui la vittoria del no riprecipiterebbe l’Italia nella crisi finanziaria. Il premier intende spersonalizzare la consultazione cercando di arruolare altre personalità di spicco a sostegno della riforma.

Acquisiti il sì dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dell’ex presidente del Senato ed esponente del centrodestra Marcello Pera e del presidente onorario di Banca Intesa Giovanni Bazoli, il premier starebbe “corteggiando” Romano Prodi, che ancora non si è espresso e secondo quel che filtra dal suo entourage non avrebbe alcuna intenzione di schierarsi.

Qualche giorno fa, dalla Festa dell’Unità di Bosco Albergati, in Emilia Romagna, Renzi ha fatto pubblicamente gli auguri di buon compleanno al fondatore dell’Ulivo, che gode ancora di una forte popolarità nel centrosinistra, e ha ricordato come l’opposizione interna al Pd giochi a distruggere, come già fece Bertinotti con i governi del Professore. E’ ovvio che se Prodi si schierasse per il sì la “spersonalizzazione” renziana farebbe un decisivo passo avanti e la minoranza interna di Bersani, Cuperlo e Speranza accuserebbe il colpo.

Un altro tema che potrebbe incidere sul referendum costituzionale è la riforma della legge elettorale, come chiede la minoranza Pd che ha anche presentato una proposta di legge per tornare a un Mattarellum corretto, basato su collegi uninominali senza ballottaggio e con un premio di governabilità (non di maggioranza, perché non ci sarebbe la certezza matematica che con questo sistema si raggiunga una maggioranza) al primo partito ridotto rispetto a quello dell’Italicum. Nei giorni scorsi anche l’ex presidente dell’Emilia Romagna, il bersaniano “dialogante” Vasco Errani ha esortato Renzi a riaprire il confronto sulla legge elettorale per ricompattare il Pd in vista del referendum. Ma per ora Renzi da quest’orecchio sembra non sentirci. Vedremo se Ferragosto porterà consiglio.

Sul fronte del no si registra la proposta di Stefano Parisi (il “ricostruttore di Forza Italia e del fronte moderato” su diretto mandato di Berlusconi) per un’Assemblea Costituente da eleggere alle prossime politiche. La proposta di Parisi sembra avere due obbiettivi. In primo luogo, dare una prospettiva “costruttiva” al fronte del no, replicando alle accuse renziane secondo cui se vincesse il no l’Italia finirebbe nel caos e di riforme costituzionali non si parlerebbe più per molti anni. In secondo luogo, Parisi vuole probabilmente offrire al Pd una sponda di possibile dialogo nel caso in cui la riforma venisse bocciata. I commenti assai freddini degli esponenti del centrodestra variano dalle critiche esplicite al ruolo di Parisi, che secondo Santanchè non ha alcun titolo per parlare a nome del centrodestra, a bocciature esplicite come quella di Matteoli, ad aperture di credito molto scettiche e condizionate come quella di Gasparri.

La proposta di Parisi pare in effetti di difficilissima attuazione. In pratica, all’indomani dell’eventuale vittoria del no, il Parlamento dovrebbe votare il più rapidamente possibile (ma ci vorrebbero comunque non meno di sei mesi) una legge di riforma costituzionale per abolire il Senato e sostituirlo con un’Assemblea Costituente, eletta con metodo proporzionale tra non politici, che dovrebbe elaborare una riforma della Costituzionale da presentare entro 2-3 anni al prossimo Parlamento, il quale avrebbe solo il potere di accoglierla o respingerla, senza poterla modificare.

Alcuni, come Fitto, sospettano che questa proposta sia una ciambella di salvataggio offerta a Renzi, che per Parisi non dovrebbe dimettersi in caso di sconfitta e, restando in carica, potrebbe far convergere il Pd sull’Assemblea Costituente, in una nuova edizione del Patto del Nazareno. Ben difficilmente infatti l’Assemblea Costituente potrebbe essere varata senza i voti del Pd. Ma proprio per evitare un nuovo Nazareno, Quagliariello, ha posto come condizione preliminare per accettare l’Assemblea Costituente, le dimissioni del governo Renzi. Ma se Renzi si dimettesse, sarebbe difficile evitare il caos politico. Si andrebbe molto probabilmente ad elezioni anticipate in primavera. E in questo caso addio Assemblea Costituente.

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