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Lunedì 4 luglio 2016 - 21:51

Renzi avverte: con No salta tutto, mi dovete battere a congresso

Premier evita argomento Italicum, Franceschini: "Sì a coalizioni"
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Roma, 4 lug. (askanews) – La frase più chiara la usa Maurizio Martina: se dovesse vincere il ‘No’ al referendum “non c’è un piano B”. Ma lo stesso concetto lo aveva già avanzato – in maniera più articolata – lo stesso Matteo Renzi: se le riforme costituzionali dovessero essere bocciate, “c’è qualcuno tra di voi che possa pensare, in modo sincero, che dopo che questa legislatura è nata in questo modo, incentrata sulle riforme, c’è qualcuno che pensa sinceramente che nel caso in cui il referendum si concludesse con un no, dal presidente del Consiglio – aggiungerei anche il Parlamento, ma non mi riguarda – possa non esserci una presa d’atto?”. Ecco, con la vittoria del ‘No’ non solo il governo, ma anche la legislatura sarebbero al capolinea.

E se di sicuro toccherebbe a Sergio Mattarella sciogliere le Camere, Renzi sarebbe comunque il segretario del partito che esprime praticamente la maggioranza assoluta a Montecitorio, perchè “se volete che io lasci – dice alla minoranza Pd – non avete che da chiedere un congresso e vincerlo: in bocca al lupo”. E non solo: “Radio Camera dice che in tanti stanno scendendo dal carro: quando torneranno lo troveranno occupato. Non c’è garanzia per nessuno in questo partito”. Insomma, avverte Renzi, “la stagione nella quale si immagina la strategia conte Ugolino per logorare chi sta alla guida del partito non funziona”.

E tuttavia, dalla maggioranza Dem arrivano distinguo che rappresentano una novità rispetto alle direzioni della segreteria Renzi: i ‘Giovani turchi’ con Matteo Orfini chiedono – come la minoranza – una maggiore attenzione ai temi sociali; l’area che fa riferimento a Dario Franceschini sottolinea invece – con un intervento dello stesso ministro – di ragionare per modificare l’Italicum introducendo il premio alla coalizione. Ipotesi bocciata da un altro ministro, Graziano Delrio, ma comunque “se c’è una formulazione migliore va bene, proviamoci”. Renzi invece si tiene lontanissimo dal tema legge elettorale. Sottolineando però proprio gli interventi dei due ministri: come a dire, ragionano fonti parlamentari Pd, che la discussione c’è. Un messaggio che nel caso sarebbe rivolto da un lato ai centristi della maggioranza, dall’altro a Silvio Berlusconi e all’ala moderata di Fi.

La minoranza con Gianni Cuperlo avverte Renzi: con questa linea “porterai la sinistra italiana a una sconfitta storica”, perchè “sei visto da avversario dalla destra, e va bene così, ma anche da un pezzo della sinistra”. Dunque “fermati, esci dal talent e dall’Italia patinata fatta solo di opportunità”. Accuse che Renzi respinge seccamente. L’ala che fa riferimento a Roberto Speranza e Pierluigi Bersani invece svolge un intervento tutto centrato sui temi sociali. Poi, a firma Speranza e Cuperlo, si presenta un documento sul referendum in cui si chiede di dare “piena cittadinanza” alle posizioni di chi voterà no al referendum costituzionale. Un tentativo che dal Nazareno vedono come il modo per “fare campagna per il ‘No'” senza esporsi in prima persona. E se all’inizio il documento non doveva essere votato, dalla maggioranza decidono alla fine di metterlo ai voti, comunicandolo alla minoranza “ben prima della replica di Renzi”: il risultato è che l’ordine del giorno viene respinto con amplissima maggioranza dopo che Lorenzo Guerini aveva sottolineato che il Pd non può essere “neutrale” sul referendum. E la tensione tra minoranza e maggioranza sale ancora.

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