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Lunedì 4 luglio 2016 - 14:30

Oggi la direzione Pd. Bersani: o si cambia o si va contro il muro

Serve umiltà. Cambiare la legge elettorale non è un piacere a me
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Roma, 4 lug. (askanews) – “Un partito deve essere un esercizio collettivo. Fallo leggero, fallo flessibile, fallo come preferisci, ma impegnati sennò si va contro un muro”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, a poche ore dalla direzione Pd convocata da Renzi per analizzare il risultato delle elezioni amministrative. “Un partito deve avere dei valori, dei punti di vista e dei programmi legati alla vita comune dei cittadini – ha aggiunto l’ex leader dem alla presentazione del libro del senatore Fornaro – deve darsi delle forme organizzative coerenti. E un territorio non può essere solo il luogo dove si montano i banchetti. Il leader poi è un innesco, è l’interprete migliore di queste tre cose qui. La politica deve fare la mediazione e capire cosa c’è sotto i piedi, sennò si va a sbattere”.

Nel passato, ha proseguito Bersani, la politica era credibile e i partiti funzionavano perchè “consegnavano la merce” ai cittadini. Rispondevano insomma ai loro bisogni, alle loro istanze. “Ma la merce, la politica non è solo crescita, crescita, crescita, ma crescita economica e riduzione della forbice sociale”. Oggi serve dunque una buona dose di “umiltà” nel dare la giusta lettura all’esito del voto delle consultazioni amministrative. Guardando al passato, a “quello che ci ha portato fino a qui” e guardando ad esempio a quanto è accaduto nei piccoli centri, “dove i partiti non ci sono più e dove è presente invece un forte civismo, quasi sempre orientato a destra”, a confermare il fatto che chi parla o spera nell'”assenza della destra, non vede la mucca nel corridoio”.

“Mi ha colpito che ieri Renzi abbia detto che la richiesta di separare il ruolo di segretario da quello di premier sia un dibattito lunare: lo propose lui”, ha aggiunto Bersani, ricordando: “Fu lui quando si propose per le primarie a dire, con il mio consenso, che le due cariche potevano essere separate. Se allora invece che Bersani avesse vinto Renzi, avremmo avuto un candidato premier che non era segretario. Si può far notare questo fatto? Non mi sembra allora che il dibattito sia così lunare dunque… La separazione fra gli incarichi non è la soluzione di tutti i problemi, è una premessa”.

Ancora, la legge elettorale. “Non pensino – ha detto Bersani – che si debba cambiare la legge elettorale per fare un piacere a me. E’ un problema sistemico”. Serve un “sistema flessibile ed accogliente. Un sistema elettorale basato sui principi e sulla visione di Aldo Moro”. Anche perchè, ha proseguito l’esponente dem, optare per “sistemi ipermaggioritari, verticalizzati, con scelte personalistiche, con un eccesso di nominati è come caricare la molla”.

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