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Martedì 28 giugno 2016 - 20:18

Renzi a Bruxelles incassa 1,4 miliardi per Pmi e giovani

Il premier: l'Europa guardi a valori, non al portafogli
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Bruxelles, 28 giu. (askanews) – “La Brexit è stata uno shock, ma bisogna voltare pagina”. Ormai, dall’indomani del referendum nel Regno Unito, il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ripete come un mantra. La linea dell’Italia, ribadita in tutte le sedi comunitarie, anche oggi a Bruxelles, dove è in corso il Consiglio europeo, è questa: l’Ue non deve perdere tempo a discutere di procedure, non può restare impantanata, deve dare subito un segnale di rilancio.
Una linea in parte diversa da quella della Germania, che propende per una soluzione “morbida” nei confronti della Gran Bretagna, senza accelerazioni della procedura di uscita. Accelerazioni che neppure l’Italia chiederà, anche se pretende che non ci sia incertezza. Ma soprattutto Renzi chiede che cambi la politica europea. Consapevole del fatto che i tedeschi non sono disponibili a fare un “mea culpa” sulle politiche di austerity, ma anche che il vento in Europa, e soprattutto nei confronti dell’Italia, è cambiato. “Non abbiamo chiesto noi di partecipare al vertice di Berlino – ha detto il premier già nei giorni scorsi – siamo stati invitati. Dopo aver fatto le riforme ci ritengono un interlocutore importante”.
E allora l’idea del presidente del Consiglio (che stamani nellacapitale belga ha visto il presidente dell’Europarlamento MartinSchulz, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ivertici del Pse e il presidente della Commissione Ue Jean-ClaudeJuncker) è quella di spingere per una nuova Europa che guardi”più al cuore e meno al portafogli dei soliti noti”, ha dettostamani, uscendo da una riunione con gli altri leader del Pse aBruxelles, prima dei lavori del Consiglio europeo.
“Non si può perdere tempo, c’è da aprire una nuova stagione perl’Europa, una stagione di investimenti e non solo di discussionifinanziarie”, ha affermato in una intervista alla Cnn, ribadendopoi: “L’Europa si liberi da una visione per cui conta solol’austerity: bene l’attenzione ai bilanci, ma bisogna anche fareinvestimenti e creare lavoro perché è evidente che se non c’èlavoro parte dei cittadini voterà sempre contro l’Europa vistacome responsabile della crisi anche se in molti casi non è così”.Certo, l’Italia non può battere i pugni sul tavolo più di quantonon abbia fatto fino a ora, ma può impegnarsi a far entrarenell’agenda europea 2-3 temi forti alla volta, portando a ungraduale ma costante cambiamento di rotta. Solo così, per ilpresidente del Consiglio, “se i nostri partners accetterannofinalmente la scommessa di una Europa più capace di valori”, loshock della Brexit potrebbe diventare “perfino un fattopositivo”. Certo c’è da fare i conti non solo con i diversiinteressi dei vari Paesi, ma anche con le tensioni che investonola Commissione presieduta da Juncker (con l’Italia che non siaccoda a chi ne chiede le dimissioni) e i problemi di politicainterna dei vari leader (come l’avvicinarsi delle elezioni inFrancia e Olanda e l’incertezza politica della Spagna). Ma uncambiamento ci deve essere e Renzi sente che l’Italia, adesso, ènelle condizioni di giocare un ruolo da protagonista.
Per l’Europa, ma anche per crescere e sfruttare le opportunitàche potrebbero nascere per il Paese dall’uscita della GranBretagna dall’Ue. Il premier rassicura che “non c’è nessunrischio per i risparmi dei cittadini” e garantisce che “se cisaranno emergenze le affronteremo”. E incassa il via libera autilizzare 1,4 miliardi di euro di fondi per la coesione, “denaridestinati alle Pmi e ai giovani per il lavoro”. Non solo: ilgoverno sta studiando la possibilità di stabilire due no-tax areaa Milano, nell’area ex Expo, e a Bagnoli, per attrarre lemultinazionali in fuga da Londra. Uno strumento per tentare dibattere la concorrenza di Paesi tradizionalmente “ospitali” conle imprese, come l’Olanda. “Affari”, dunque, ma anche unaproposta simbolica: dare il passaporto di Italia, Germania oFrancia ai giovani britannici che sceglieranno di studiare in unodi questi Paesi. Una proposta su cui sono in corso verifiche dicompatibilità con le rispettive costituzioni.
Afe/Int2

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