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Sabato 11 giugno 2016 - 10:38

Trentadue anni fa moriva Berlinguer, il Pd: “per noi un meastro”

Guerini e Serracchiani: sua condanna fanatismo tesoro per tutti
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Roma, 11 giu. (askanews) – “Si possono fare molte riflessioni su una personalità che ha influito così tanto nella storia della sinistra italiana, ma nel nostro tempo ci sembra utile ricordarlo con le sue parole: ‘Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v’è troppo fanatismo nel mondo’. Così, a 32 anni dalla morte, lo vogliamo ricordare facendo tesoro della sua lezione umana e politica”. Lo hanno affermato in una dichiarazione congiunta i vicesegretari del Pd Deborah Serracchiani e Lorenzo Guerini e del presidente del partito Matteo Orfini, in occasione dell’anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer.

“Fedeltà ai propri ideali e principi morali – hanno dichiarato- sono stati i capisaldi dell’azione politica di Enrico Berlinguer. Se la sua figura resta nella coscienza del Paese, sia in chi ha vissuto il suo tempo stimandolo al di là dell’appartenenza politica, sia per tanti giovani che non l’hanno conosciuto, lo si deve a questa sintesi che Berlinguer ha saputo rappresentare. La sua figura è diventata l’emblema di una politica al servizio del bene comune, capace di appassionare le persone e di renderle partecipi di un progetto per una società più giusta e più equa. Valori declinati fuori dalla retorica”.

“Berlinguer – dichiarano ancora Serracchiani, Guerini e Orfini- fu capace di mettere in discussione le certezze anche del proprio mondo, come quando ribadì il valore irrinunciabile dell’idea democratica. Una scelta confermata anche in frangenti drammatici, come durante gli anni di piombo. Indicò i pericoli che la democrazia correva se non avesse rinnovato se stessa. Anche la denuncia della “questione morale” voleva essere uno sprone a mettere in discussione ciò che c’era di sbagliato per cercare insieme un cambiamento positivo. Comprese i cambiamenti in atto della società italiana e la necessità di portare sempre più persone nell’alveo della democrazia, non rinunciando mai al dialogo e al confronto con gli avversari politici. Intuì l’importanza che la rivoluzione delle donne avrebbe portato nella società e alla politica”.

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