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Venerdì 10 giugno 2016 - 12:42

Renzi: continuerò a prendermi anche fischi, io ci metto la faccia

Dopo ballottaggi resto premier comunque. In Pd invece musica deve cambiare. Bersani è incomprensibile
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Roma, 10 giu. (askanews) – “Io ho preso i fischi dal primo giorno e continuerò a prenderli, mettendo la faccia ovunque”. Lo ha affermato il premier Matteo Renzi, commentando i fischiricevuti da alcuni presenti all’assemblea di Confcomercio.

Renzi, intervistato dal Corriere della Sera, ha ribadito che all’indomani dei ballotaggi resterà premier quale che sia il risultato. “Ho legato la mia permanenza al governo all’approvazione delle riforme nel referendum di ottobre e mi hanno accusato di aver personalizzato. Adesso gli stessi vorrebbero legare il governo al voto di alcune realtà municipali? Ma non scherziamo. Nessun Paese del mondo civile – ha affermato- fa così. Si rassegnino: le elezioni amministrative sono un passaggio locale”.

Quanto all’esito finale della competizione amministrativa, “non mi fa paura – ha detto- chi fa politica contro qualcuno. Se c’è una novità che ho portato, fin dall’inizio del travagliato rapporto con Berlusconi, è stata quella di fare politica per un’idea e non contro un nemico. Io penso che gli italiani siano molto maturi, più dei politici e più dei raffinati commentatori”.

Eletti i Sindaci, invece, per il premier-segretario dem nel Pd la musica è destinata a cambiare. Nel Pd “ogni giorno – ha sottolineato- ho cercato di mediare, di discutere, di tenere buoni tutti. Dobbiamo cambiare di più, non di meno. Il problema non riguarda solo la minoranza. Ma il modo con il quale vogliamo usare questi diciotto mesi che ci separano dal congresso. Vorrei che ci occupassimo del futuro del Paese, non del futuro dei parlamentari”. Ma alla minoranza il premier-segretario riserva il commento più duro: “Non si può continuare con un gruppo che tira e altri che lavorano per dividere”. Ed “è ovvio che il Pd anche in caso di vittoria in queste elezioni deve affrontare un problema interno”. E anche quello di domenica scorsa, “se proprio vogliamo trasformarlo in un voto di protesta diciamo che chi non ci vota più per colpa mia mi accusa di aver mediato e discusso fino allo sfinimento con tutti nel Pd”.

L’esempio, per Renzi, è la richiesta di Pierluigi Bersani di non mettere i banchetti per il Sì al referendum alle Feste dell’Unità: “E’ un atteggiamento che non capisco e mi colpisce molto”. Quindi il premier chiede: “Dovrei vergognarmi delle cose fatte? Le feste dell’Unità sono le feste del Pd. Non le feste di una corrente minoritaria del Pd. Se ci togliamo la politica, cosa rimane?”.

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