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Mercoledì 8 giugno 2016 - 13:31

Intimidazioni mafiose ai sindaci, dal Senato primo sì alla legge

Ok bipartisan ma M5s si astiene.Pd: incomprensibile. Ora a Camera
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Roma, 8 giu. (askanews) – Con 180 sì, 43 astensioni e nessun voto contrario il Senato ha approvato il testo della nuova legge sul contrasto alle intimidazioni ai danni degli amministratori locali che passa ora alla Camera per l’approvazione definitiva.

“La Costituzione – ha sottolineato Doris Lo Moro, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, già presidente della commissione Intimidazioni e prima firmataria del disegno di legge contro le intimidazioni- pretende che a tutti i rappresentati delle istituzioni siano richieste dignità ed onore, ma queste persone vanno anche tutelate. Questa tutela non è un privilegio, non si tratta di tutelare la casta, ma persone che nel compimento del proprio dovere vengono fatte oggetto di intimidazioni e minacce e che peraltro rappresentano lo Stato sul territorio. Per questo non condivido l’astensione dei senatori del M5s, ai quali dico: perché non vi volete prendere la responsabilità di dire che si può fare politica ed avere dignità?”.

Lo Moro, di contro, ha sottolineato il “sì molto convinto” dei senatori dem. “Credo che la commissione di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni abbia già prodotto degli effetti. Oltre a questo disegno di legge, il primo effetto è stata la maggiore sensibilità di tutti noi su un fenomeno che ha visto, negli ultimi 40 anni, l’uccisione di 132 amministratori locali più 11 loro congiunti, senza che di ciò rimanesse molto più che la memoria locale. Il lavoro della Commissione ci ha consentito di socializzare la valutazione di un fenomeno gravissimo. Il governo ha avviato l’Osservatorio ed anche questo è un segnale che il nostro lavoro non è stato sottovalutato. Si è trovata davanti al bivio: creare una norma ad hoc per tutelare gli amministratori locali o intervenire sulle norme esistenti, ma desuete e inapplicate? In tempi di depenalizzazione e semplificazione, con questo disegno di legge abbiamo scelto di intervenire sulle norme esistenti per affermare che si compie il reato di intimidazione anche quando si colpisce il singolo componente di un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Se avessimo riscritto la norma da capo, avremmo certo usato un linguaggio diverso. Ma la finalità è chiara”.

A favore anche i verdiniani di Ala. “Siamo di fronte – ha detto Ciro Falanga, intervenendo nell’aula di palazzo Madama- a un’operazione coerente perché il diritto va sempre adeguato ai tempi- Si trattava di stabilire se il ddl fosse stato correttamente ideato attraverso un’operazione chirurgica sul 338 o se fosse invece il caso di modificare il 336 ma – ha spiegato – questo confronto è un falso problema dal momento che o si interveniva su uno o si interveniva sull’altro l’obiettivo restava lo stesso ovvero rispondere a quanto avviene negli ultimi tempi. Ultimamente, infatti, si sono verificati, lo abbiamo accertato con la Commissione d’inchiesta, degli atti di intimidazione nei confronti di amministratori locali, qualcuno dice che c’entra il politico? Ma se venisse Realacci a Napoli per la sua tesi di opposizione energica contro il 580, la norma sull’abbattimento dei manufatti abusivi, più che una minaccia potrebbe essere addirittura oggetto di atti di violenza proprio per la sua attività politica. Il ddl risponde proprio a questo genere di situazioni”.

(segue)

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