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Lunedì 6 giugno 2016 - 12:58

Comunali, ecco cosa succede se Renzi perde Roma e Milano

Il premier: no ripercussioni su governo. Minoranza dem in subbuglio
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Roma, 6 giu. (askanews) – A Milano non se l’aspettavano, a Roma in qualche modo lo speravano: il Pd renziano in tutte le grandi città – ad eccezione di Cagliari – finisce ai ballottaggi. Che, oltre ad essere un’altra partita rispetto al primo turno, rappresenta un vero e proprio rischio. Un anticipo di resa dei conti per il governo ancora prima del referendum sulla riforma costituzionale? Difficile dirlo anche se per Matteo Renzi “non siamo davanti a un campanello di allarme” per l’esecutivo e “non c’è correlazione tra referendum e amministrative”. Il premier ostenta sicurezza tanto da ribadire che “al referendum le persone che vogliono un cambiamento non potranno che votare che sì”. Ci sarà chi voterà contro di me sì – aggiunge – ma gli italiani sceglieranno per la diminuzione dei parlamentari”.

I ballottaggi, però, fanno paura a Torino e a Bologna – dove fino a qualche mese fa sembrava non esserci partita – mentre perdere Roma e Milano – dopo che a Napoli la candidata dem Valeria Valente non è arrivata neppure al secondo turno di elezioni – sarebbe uno scossone. Renzi nega nettamente ripercussioni sul governo: “Alle elezioni per i sindaci i cittadini hanno votato per i sindaci” mentre “se fosse vero il voto di protesta” contro il governo nazionale “noi avremmo M5S e Lega forti dappertutto invece non è così”. No, dunque, “a una lettura politicista di questi risultati”. Ma quello che si dice dalle parti della sinistra dem non è molto rassicurante.

Se il 19 giugno dovesse andare male per il Pd tutti i nodi verrebbero al pettine dentro i dem. Il dato, poi, è anche un altro: la scomparsa del centrosinistra che resiste solo, come alleanza larga dal Pd fino a Sel, a Milano, Trieste e Cagliari. Materia incadescente per il Pd con la sinistra interna pronta a chiedere il redde rationem. Se infatti è vero che dove la sinistra va da sola – a Torino con Giorgio Airaudo, a Roma con Stefano Fassina ma anche a Bologna con Federico Martelloni – fa male al Pd, è anche vero che l’abbraccio dei verdiniani di Ala a Napoli è risultato mortale. L’ha bollato come “puro masochismo” il senatore della minoranza Miguer Gotor, mentre Roberto Speranza, al di là dell’invito a una moratoria delle polemiche per un paio di settimane per cercare di “vincere ai ballottaggi”, non si stanca di dire che “le foto con Verdini ci fanno perdere voti non ce li fanno guadagnare. Ma di questo parleremo dopo le amministrative”. Forse, a seconda di come andranno i ballottaggi, prima del previsto congresso di partito e prima del referendum di ottobre.

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