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Lunedì 30 maggio 2016 - 16:35

Migranti, Gelli: prevedibile incremento arrivi ma non è invasione

"Viminale studia apertura altri 2-3 hotspot. Ma Ue approvi migration compact"
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Roma, 30 mag. (askanews) – In Italia non c’è una “invasione” dimigranti, ma sicuramente c’è da aspettarsi un incremento deiflussi nei mesi estivi e per questo il ministero dell’Interno sta lavorando all’apertura di altri 2 o 3 hotspot. Ma poi c’è damigliorare l’accoglienza di secondo livello. A dirlo, in unaintervista ad Askanews, è Federico Gelli, deputato renziano delPd e presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulsistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione.

– D. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dice che inumeri dell’immigrazione sono simili a quelli degli anni scorsi,ma per le opposizioni l’Italia è soggetta a una vera e propriainvasione. Qual è la reale situazione?

– R. “Non c’è un’invasione, i numeri sono pressoché costanti nel 2014, 2015 e 2016. Se non fosse stato per le ultime duesettimane, anzi, quest’anno ci sarebbe stato un calo del 18%.Certamente con l’arrivo della bella stagione c’è da aspettarsi un incremento degli arrivi, anche nel 2014 e 2015 il picco c’è stato a luglio e agosto. Ma il problema non sono i numeri”.

– D. Qual è dunque il problema?

– R. “L’elemento drammatico è che si vedono arrivare sullenostre coste sempre più nuclei familiari, minori nonaccompagnati, e mamme con bambini piccoli. Sta cambiando latipologia del migrante, con nuclei familiari e minori chescappano da guerre, torture e violenze. Nelle scorse settimane ho incontrato un padre che raccontava piangendo che hanno violentato la figlia davanti a suoi occhi in una prigione della Libia. Molti arrivano dall’Africa sub-sahariana in Libia, li arrestano e nelle loro prigioni succede di tutto in attesa di trovare uno scafista che per migliaia di euro li fa salire su una barca. L’arrivo di famiglie o di minori soli crea sicuramente maggiori difficoltà nell’accoglienza”.

– D. Se però il flusso dei migranti, in estate, è destinatocomunque ad aumentare, per i prossimi mesi si verificherà unasituazione di emergenza?

– R. “Noi come commissione abbiamo verificato la funzionalità degli hotspost: per ora abbiamo visitato Trapani e Taranto, nelle prossime settimane visiteremo Pozzallo e Lampedusa. Gli hotspot stanno funzionando, svolgono bene la loro funzione di identificazione e fotosegnalazione che avviene ormai al 100% degli sbarchi, anche con la presenza di mediatori culturali che spiegano ai migranti che è un bene per loro di essere individuati e che questo non inficia sulla eventuale relocation”.

– D. Per l’Unione europea, però, i quattro hotspot italiani non sono sufficienti.

– R. “Il Ministero dell’Interno infatti ci ha comunicato che sta studiando l’apertura di altri 2/3 hotspot. Ma al di là di questi, poi l’importante è migliorare l’accoglienza diffusa”.

– D. Come sta funzionando l’accoglienza sul territorio?

– R. “Rispetto all’ipotesi e agli obiettivi iniziali siamo al 50% delle potenzialità. Il Ministero dell’Interno aveva fatto un bando per 10 mila posti rivolto a Comuni e associazioni percreare piccoli spazi di accoglienza, che sono il modellomigliore. Purtroppo abbiamo ancora Comuni recalcitranti e quindile Prefetture sono costrette a individuare sedi alternative anche di grandi dimensioni. Al momento i posti creati sono circa 5 mila e per questo il Viminale ha riproposto il bando in maniera diversa per renderlo più appetibile. Purtroppo grandi strutture come i Cas, i centri di accoglienza straordinaria, tutto sono tranne che integrazione. A questo proposito bisogna velocizzare anche i tempi per il riconoscimento giuridico dello status di rifugiato. Non può passare un anno/un anno e mezzo per sapere se un migrante ha diritto a restare in Italia. Oggi, i dati sono al 20 maggio, il 4% ottiene lo status di rifugiato politico, il 13% ha diritto alla protezione sussidiaria e il 18% alla protezione umanitaria. Circa il 35%, mentre il restante 65% poi deve essere reimpatriato”.

– D. In tutto questo il piano di ricollocamenti in Europa èstato un flop.

– R. “Sicuramente non ha funzionato: sui 20 mila ricollocamenti previsti ne sono stati fatti pochissimi, qualche centinaio. Vari Paesi europei hanno nicchiato. Adesso è necessario che il migration compact proposto dall’Italia venga accettato e mi sembra che ci siano segnali molto positivi. Questo ci permetterà di intervenire direttamente nei Paesi di origine. Certo è che una cosa sono i territori da dove fuggono per motivi economici, altra cosa quando fuggono dalla guerra. Queste migrazioni non potranno mai essere bloccate finchè non si stabilizzano quei territori”.

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