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Lunedì 30 maggio 2016 - 18:44

Chi è Francesco Greco (da Mani Pulite a procuratore capo di Milano)

Identikit di un magistrato
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Milano, 30 mag. (askanews) – La procura di Milano non ha maivoluto un “papa straniero”. E anche questa volta ha prevalso ilrispetto della tradizione: negli ultimi 30 anni è sempre stato un”interno” a venire promosso alla guida della procuraprobabilmente più importante d’Italia, sicuramente la prima pernumero di pm e aggiunti. E in questa prospettiva Francesco Greco,nominato oggi procuratore di Milano dal plenum del Csm, è senzadubbio un profilo adatto.
A testimoniarlo non sono solo le indagini che lo hanno vistoprotagonista negli ultimi 8 anni in veste di procuratore aggiuntoa capo del dipartimento reati finzanziari: dai casi dellemaxi-evasioni fiscali di Apple e Google, allo scandalo bancarioche ha travolto gli ex vertici di Mps, fino alla vicenda delpresunto aggiotaggio nell’opa lanciata dalla giapponese Hitachisul Ansaldo Sts, società controllata da Finmeccanica e attiva nelsettore del sistemi segnalamento ferroviario. E’ la sua interacarriera da magistrato, un percorso quasi quarantennale, che lolega – al di là di una breve parentesi da uditore a Roma -indissolubilmente alla Procura di Milano, dove ha scalato tutti igradini del cursus honorum delle toghe.
Nato a Napoli nel 1951, si trasferisce presto nella Capitale.L’approdo in magistratura è del 1977. Il suo nome inizia adacquisire una certa notorietà a metà degli anni Ottanta, quandoconduce un’inchiesta sulla maxi corruzione della Icomec cheporterà, nel 1992, all’arresto dell’ex segretariosocialdemocratico Pietro Longo. Ma il 1992 è anche l’anno di ManiPulite, lo scandalo che travolgerà a colpi di avvisi di garanziae raffiche di arresti la classe politica della Prima Repubblica.Quando l’allora procuratore capo di Milano, Francesco SaverioBorrelli, ha bisogno di un magistrato specializzato in materia direati economico-finanziari, scommette su di lui: così Greco entranel famoso “pool” insieme ad Antonio Di Pietro, Gherardo Colomboe Piercamillo Davigo e ai più giovani Paolo Ielo ed ElioRamondini.
Negli anni di Tangentopoli, il suo nome è legato soprattutto almaxi processo Enimont che, da Arnaldo Forlani a Bettino Craxi,vede sfilare sul banco degli imputati i maggiori esponentipolitici della Prima Repubblica. E’ la stessa inchiesta che, aluglio 1993, spinge Raul Gardini a premere il grilletto. Nellaseconda metà degli anni Novanta è ancora lui il protagonista dialtre due indagini “simbolo” dello scontro tra potere politico emagistratura: la vicenda All Iberian e il caso sul consolidatoFininvest, che coinvolgono in prima persona un astro nascentedella politica Silvio Berlusconi. Due processi finiti su unbinario morto: il primo falcidiato dalla prescrizione, il secondoper effetto delle nuove norme che depenalizzano il reato di falsoin bilancio.
Nel nuovo millennio, è sempre Greco a condurre le indagini diprimo piano in materia di reati finanziario: nel dicembre 2003 sioccupa del crac Parmalat, lo scandalo dei bond spazzatura e delun buco da 14 miliardi nelle casse del gruppo di Collecchio: nelgiro di pochi giorni, il patron Calisto Tanzi finisce a SanVittore: sarà condannato a 10 anni. Nel 2005 è il titolare delleinchieste sulla stagione delle scalate bancarie ad Antonveneta ea Bnl e sui cosiddetti “furbetti del quartierino” che volevanomettere le mani su Rcs. Un’altra bufera giudiziaria che travolgedirettamente il potentissimo governatore di Bankitalia, AntonioFazio: la pubblicazione dell’intercettazione con il banchiereGiampiero Fiorani, “ti darei un bacio in fronte”, lo obbliga alledimissioni. Costringendo il mondo politico a rivedere lagovernace della banca centrale imponendo per la carica digovernatore, fino a quel momento a vita, un limite di mandato di6 anni non rinnovabili.
Promosso procuratore aggiunto, si schiera a favore di EdmondoBruti Liberati nella “guerra” tra l’ex procuratore e l’aggiuntoAlfredo Robledo. Ma a differenza di una “pasionaria” come IldaBoccassini, lo ha fa senza esporsi troppo, restando nell’ombra.Greco non vanta però solo meriti di magistrato: negli ultimianni, il suo nome circola puntualmente in occasione della nominadei più prestigiosi incarichi istituzionali in campoeconomico-finanziario. A fine 2005 si parla di lui come possibilesuccessore di Fazio sulla poltrona più alta di Palazzo Koch, nel2010 è tra i papabili per la presidenza della Consob (incaricopoi assegnato a Giuseppe Vegas), nel 2014 sembra in pole positionper la successione ad Attilio Befera alla direzione dell’Agenziadelle Entrate. Invece, è sempre rimasto su inchieste e fascicoli.
Colpa della sua collocazione politica? Antonio Giangrande, nelsuo libro “Tangentopoli: da Craxi a Berlusconi. Le mani sporchedi mani pulite”, cita il pensiero del giornalista AngeloPergolini che parla di Greco come di “un cane sciolto molto disinistra”. Non è un mistero che ai tempi dell’università il neoprocuratore capo di Milano simpatizzasse con ambienti dellasinistra extraparlamentare. Solo un ricordo? E’ un fatto cheancora oggi, nel suo ufficio al quarto piano della Palazzo diGiustizia di Milano, dietro la sua scrivania, appesa alla parete,c’è una foto che lo ritrae in mezzo a una nuvola di fumo, mentretira una boccata di sigaretta, nella tipica divisa dasessantottino: eskimo, barba lunga, chioma incolta.Oggi èesponente di Area, il gruppo che rappresenta le correnti disinistra della magistratura.
Greco tuttavia sembra piacere tanto a destra quanto a sinistra.L’ex ministro Giulio Tremonti lo ha voluto all’Aspen Institute,l’attuale premier Matteo Renzi lo ha scelto come consulentefiscale del suo governo. E oggi è riuscito a catalizzare su di séla maggioranza dei voti del plenum di Palazzo dei Marescialli.
Fcz/Int2

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