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Domenica 29 maggio 2016 - 13:55

Referendum, Renzi: Italia a un bivio, o corre o inciuci permanenti

Campagna referendiaria per il sì è partita tardi
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Roma, 29 mag. (askanews) – La mia campagna referenderaria per il Si’ “per molti e’ partita troppo presto, per me invece è partita tardi. Sono trent’anni che si continua a chiacchierare, e nel frattempo abbiamo il Parlamento più numeroso della storia dell’occidente, abbiamo un costo pazzesco dei consiglieri regionali che prendono stipendi da favola per loro e da incubo per i cittadini, e abbiamo un sistema in cui le leggi continuano ad andare avanti e indietro tra Camera e Senato con un ping pong estenuante. Ora finalmente c’è la possibilità per i cittadini, con il voto di ottobre, di dire se vogliono un’Italia semplice o se vogliono affidarsi agli inciuci dei politici per sempre”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervistato dal Tg5.

“A me sembra una scelta decisiva per il futuro del Paese. E da questo punto di vista mi sembra di essere partito fin troppo tardi. Se Dio vuole adesso la palla non è più in mano ai politici, è in mano ai cittadini, ed io conto molto sull’equilibrio dei nostri connazionali”, ha aggiunto.

“Che le amministrative abbiano qualcosa a che vedere con il referendum costituzionale lo possono pensare soltanto i critici di professione, che ci sono anche nel mio partito, ce ne sono in quantità notevoli. Il punto è molto semplice: al referendum costituzionale – ha sottolineato Renzi – si decide il futuro del Paese, alle amministrative si decide chi deve mettere a posto le buche nella città, chi deve togliere i rifiuti”. E invece “trovo toni incredibili, trovo quello che dice che nella sua città vuole fare la rivoluzione, l’altra che vuole il baratto come forma di pagamento. Voglio vedere come fa a pagare i dipendenti pubblici con il baratto. Le amministrative sono elezioni in cui serve scegliere la persona per governare la città, invece al referendum costituzionale l’Italia è a un bivio: o sceglie di correre come fanno gli altri Paesi, e lo abbiamo visto al G7, oppure l’Italia è condannata all’inciucio permanente. E io – ha concluso il premier – nell’inciucio permanente non voglio vivere”.

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