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Venerdì 27 maggio 2016 - 18:36

Minoranza Pd rilancia su Italicum, Renzi esclude modifiche

Ma la sinistra dem spera nel giudizio della Consulta
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Roma, 27 mag. (askanews) – E’ stata approvata solo un anno fa e non è nemmeno ancora in vigore, ma già si parla di riformare la riforma elettorale voluta da Matteo Renzi. La minoranza Pd ha scelto di rilanciare la questione, legandola al referendum costituzionale che si terrà in ottobre: per Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo, la correzione della legge elettorale è una delle condizioni per poter votare sì alla riforma della Costituzione che supera il bicameralismo e confina il Senato nel ruolo di Camera delle regioni. Una richiesta che rientra nella partita a poker in atto tra sinistra Pd e premier e alla quale Renzi risponde, come previsto, con un no secco.

Il tema era stato già sollevato dalla minoranza con il documento presentato lo scorso aprile, in occasione del voto finale della Camera sulla riforma costituzionale. L’Italicum, scriveva la minoranza, è un “capitolo da riaprire”, una “legge da rivedere nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capolista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati”. Negli ultimi giorni, però, il pressing è aumentato, Bersani ha esplicitamente chiesto di sostituire capilista bloccati e preferenze con il “doppio turno di collegio” e ha lasciato intendere che in caso di risposta negativa lui potrebbe anche non votare sì al referendum”.

“L’Italicum non si discute”, ha risposto Renzi dal Giappone, dove è per il G7, “dà certezza di governare a chi arriva primo” e “si eliminano gli inciuci”. Peraltro, ha aggiunto, “non può esservi alcun collegamento tra legge elettorale e riforme. Chi vuole votare no voti no, ha tutto il diritto. Poi non so come possa votare no uno che ha votato sei volte sì in Parlamento…”. Non solo, ma il premier ha anche detto no alla richiesta di presentare da subito una proposta di legge per l’elezione diretta dei senatori: “Abbiamo già chiuso un accordo e l’ho confermato in maniera esplicita: se la riforma passerà, lasceremo al Parlamento le modalità della designazione dei 100 senatori”.

Una chiusura netta che, ovviamente, non piace alla sinistra: “Legge elettorale e riforma costituzionale sono connesse”, ribatte Speranza. “C’è una sola Camera che dà la fiducia. Non è indifferente come la si elegge”. In realtà, la sinistra Pd sa bene che Renzi al momento non ha alcuna intenzione di mollare: attribuire il premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista, come chiede la sinistra del partito (e non solo) potrebbe aprire la strada a quella scissione a sinistra che finora è stata attuata solo da alcuni dirigenti, come Stefano Fassina, Pippo Civati e Sergio Cofferati.

D’altro canto, la minoranza confida che siano i fatti a imporre a Renzi un ripensamento. Il primo argomento a favore della modifica dell’Italicum potrebbe venire dalle amministrative: un successo di M5s a Roma, per esempio, rafforzerebbe la paura di un effetto boomerang dell’Italicum, sarebbe la conferma che lo schema del premio alla lista può favorire gli avversari del Pd e M5s in particolare. Ma, soprattutto, la sinistra Pd guarda al giudizio della Corte costituzionale: il 4 ottobre dovrebbe esserci il pronunciamento sul ricorso presentato dagli stessi avvocati che affossarono il Porcellum.

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