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Giovedì 12 maggio 2016 - 20:56

Ancora scontro su unioni civili.Renzi: non ho giurato su Vangelo

Attacca 'salotti buoni': Dibattito su 4 banche, non su loro colpe
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Roma, 12 mag. (askanews) – L’annuncio di un referendum parzialmente abrogativo da un lato, il rilancio su una legge complessiva in materia di adozioni dall’altro: all’indomani dell’ok alle unioni civili, non si placa lo scontro tra la maggioranza e una parte del mondo cattolico. Ma Matteo Renzi ribatte: “Sono credente ma faccio politica da laico. Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”. Rivendicando lo sforzo fatto per arrivare ad una legge che definisce “equilibrata e di compromesso”, sulla quale “mi aspettavo polemiche”, ma non – dice – la “forzatura” di una ritorsione sul referendum per le riforme costituzionali.

Se dunque il centrodestra cavalca le proteste di una parte del mondo cattolico, annunciando la raccolta firme per un referendum parzialmente abrogativo del provvedimento appena approvato, il Pd risponde rilanciando una legge complessiva sulle adozioni, in cui potrebbe trovar posto anche la tanto contestata stepchild adoption: da lunedì partiranno le audizioni in commissione Giustizia della Camera, presieduta dalla dem Donatella Ferranti. Renzi, ospite di ‘Porta a Porta’, da un lato concede che la legge sulle unioni civili “potrà essere modifica in futuro” nelle sue “modalità applicative”, dall’altro tiene anche lui aperta la questioni adozioni: “Se una legge sulle adozioni si fosse potuta fare in questa legislatura l’avremmo già fatta: al momento non c’erano i numeri, vedremo se si potrà fare da qui al 2018”. Intanto continua a rivendicare come “giusta” la legge approvata ieri, mettendo in guardia i sindaci che minacciano l”obiezione di coscienza’: “Loro possono non celebrarle, l’importante è che lo faccia l’istituzione: se c’è la legge, si rispetta, non è un menù a la carte”.

Ma più che lo scontro sulle unioni civili, a Renzi – durante la registrazione di ‘Porta a Porta’ – interessa tornare su un altro fronte, quello del sistema bancario. La premessa è che “le banche italiane sono quasi tutte solide”, e che il meccanismo del bail in da poco entrato in vigore “a noi è arrivato cotto e mangiato, non potevo toccar palla”. Il punto però per Renzi è un altro: l’eccesso di attenzione sui “buggerati veri o presunti” delle “quattro banchette” salvate dal decreto del governo, sottolineando che il dibattito su questo tema “copre una grande responsabilità della classe dirigente di questo Paese”. Ovvero quella di non essere intervenuti al momento giusto, quando “la Merkel ha dato 247 miliardi alle banche”. Per il premier, i ‘salotti buoni’, quell’insieme di interessi che vedono “banche, politici, pezzi di territorio e anche testate giornalistiche”, hanno “nascosto la polvere sotto il tappeto” perchè c’era “un comune interesse a tacere”.

Il premier non nega la rilevanza della vicenda delle quattro banche, eppure resta convinto che “se non ci fosse stata una ben nota vicenda politica”, il coinvolgimento del padre della Boschi, “non se ne sarebbe parlato così tanto”. Al contrario, “se si fossero dedicati editoriali e un decimo del tempo dedicato ai buggerati delle 4 banchette, a come la classe dirigente di destra e di sinistra ha vissuto in complicità con gli istituti di credito, sarebbe stato molto utile”. Insomma, per Renzi “il sistema della classe dirigente del Paese non ha avuto il coraggio di mettere mano alla riforma delle banche. Noi abbiamo fatto la riforma delle Popolari, che era stata proposta da Ciampi ministro del Tesoro e da Draghi direttore generale, la riforma delle Bcc. Quando poi fai le cose, è chiaro che scontenti qualcuno…”.

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