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Venerdì 6 maggio 2016 - 18:42

Renzi cerca tregua Pd, minoranza: concentrarsi su elezioni

Lunedì in direzione prove distensione, ma resa dei conti dopo voto
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Roma, 6 mag. (askanews) – Dovrebbe essere una direzione Pd senza fuochi d’artificio, quella di lunedì prossimo, almeno stando al ‘pre-partita’ che si raccoglie conversando nei corridoi di Montecitorio. Matteo Renzi, spiegano, ha convocato l’organismo dirigente del partito non per far passare la sua linea su questo o quel provvedimento, ma per provare a serrare le file in vista delle prossime amministrative. Un’operazione rispetto alla quale, secondo quanto si apprende, la minoranza non dovrebbe mettersi di traverso, anche se non mancheranno i distinguo.

Questo non significa che nel Pd sia in atto un disarmo, anzi, ma per qualche settimana la partita tra il leader e la sinistra diventerà più tattica, di posizionamento: Renzi impegnato a parlare soprattutto di referendum e la minoranza che sottolinea l’importanza del voto di giugno. Perché se il premier vuole de-politicizzare al massimo la tornata elettorale nei comuni, consapevole che si tratta di un passaggio difficile, Bersani, Speranza e Cuperlo sono pronti a presentare il conto dopo i ballottaggi, se il Pd dovesse segnare un’altra battuta di arresto, simile a quello dello scorso anno.

Renzi, racconta qualche parlamentare, dovrebbe fare un appello all’unità del partito in vista del voto, ribadire la linea soft nei confronti dei magistrati che indagano su esponenti Pd (“Piena fiducia, facciano presto”) e rilanciare soprattutto sul referendum costituzionale di ottobre.

Una relazione che nessuno della minoranza dovrebbe contestare apertamente, anche perché non si può dare l’impressione di remare contro in campagna elettorale. Speranza, Cuperlo e Bersani dovrebbero fare il punto, come di consueto, in una riunione della minoranza prima della direzione. Si confermerà una linea di basso profilo, sempre che Renzi faccia effettivamente una relazione dai toni concilianti.

Al tempo stesso, avverte un esponente della sinistra, “ripeteremo che bisogna concentrarsi sulle amministrative e che sui referendum ci sarà tempo e modo di impegnarsi”. Per la sinistra Pd il voto di giugno ha assolutamente un valore politico, è un “test sullo stato di salute del partito e, in qualche modo, sull’azione del governo”. Esattamente il contrario del ritornello che Renzi va ripetendo: il test per il governo è il voto di ottobre, sul referendum, mentre le amministrative sono un fatto locale.

Una differenza di prospettiva fin troppo ovvia, spiega un parlamentare renziano: “Le amministrative arrivano in un momento difficile, in alcune città – come Roma – c’è da rimontare una china ripidissima, a Napoli la sfida è quasi impossibile e nemmeno a Milano siamo certi di farcela”. Dunque, per il premier meglio sottolineare il carattere locale del voto, mentre la minoranza inevitabilmente racconterà un passo falso nei comuni come la prova che il Pd di Renzi non funziona. Anche per questo motivo, fino al momento del voto, la sinistra cercherà di non alzare il tono della polemica. L’eventuale resa dei conti, si aprirà dopo i ballottaggi.

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