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Martedì 12 aprile 2016 - 20:50

Riforme, ddl Boschi supera ultimo voto. Ora tocca al referendum

Renzi: giorno storico. Le opposizioni lasciano l'aula
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Roma, 12 apr. (askanews) – Il disegno di legge di riforma costituzionale, soprannominato ddl Boschi per il ruolo centrale avuto dalla ministra delle Riforme nei sei passaggi parlamentari, ha ottenuto l’ultimo via libera dalla Camera. Con 361 voti a favore la riforma del bicameralismo e del titolo V esce dal Parlamento per essere sottoposta al voto popolare. Il referendum che verrà richiesto adesso, sia dalla maggioranza che dalle opposizioni, si dovrebbe tenere ad ottobre.

La giornata che si annunciava di battaglia ostruzionistica a Montecitorio si è conclusa in anticipo e senza grande clamore perchè la strategia delle opposizioni è radicalmente mutata quando questa mattina è arrivata la notizia della morte di Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S. La temuta seduta-fiume con interventi ad oltranza di tutti i deputati dei gruppi di minoranza è saltata e M5S, Fi, Lega e Sel hanno deciso di limitarsi all’Aventino: non hanno partecipato al voto finale.

Per Matteo Renzi è “una giornata storica in cui la politica dimostra di essere credibile. Ora noi chiederemo il referendum”, ha annunciato il premier da Teheran rivendicando il risultato ottenuto: “Il Paese più instabile della Ue è diventato il più stabile”. Per Boschi l’approvazione definitiva delle riforme costituzionali in Parlamento è “un risultato storico” che arriva “dopo 30 anni di lavoro”. Intanto la minoranza del Pd che pure ha votato a favore delle riforme costituzionali in aula, con “tutte le riserve e le critiche” sollevate nei mesi scorsi, mette subito le mani avanti in vista in vista del referendum confermativo: “Trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo troverà l’opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo”. Ma per Boschi questo è “un atto di serietà da parte di un governo che nasce per le riforme. E’ finito il tempo in cui si stava attaccati ai posti e alle poltrone, si è al servizio di un progetto di cambiamento”.

La minoranza riapre anche il capitolo della legge elettorale per la Camera e dice: “La legge è da rivedere nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capolista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati”.

Le opposizioni invece hanno annunciato la creazione di comitati per il No con l’obiettivo di mandare a casa Renzi: “Davanti a una violenza costituzionale siffatta Forza Italia non può che dire di no con fermezza, no a questo governo, a questa maggioranza, a una Costituzione ad immagine e somiglianza del presidente del Consiglio, che non è presidente di tutti gli italiani”, ha detto Renato Brunetta di Fi. “State sottovalutando i cittadini italiani – ha avvertito il deputato 5 stelle Danilo Toninelli – perchè a ottobre voteranno contro questa riforma, perchè sanno che non è per andare avanti ma il peggior conservatorismo e antipolitica”. Giudizio negativo e per il No anche Lega, Fratelli D’Italia e Sel. “Lasciate riposare in pace Terracini e Dossetti, questa riforma della Costituzione la state facendo con Alfano e Verdini. Lasciate stare in pace i padri costituenti”, ha detto Alfredo D’Attorre, secondo il quale “il legame con la legge elettorale sarà uno dei temi centrali per il referendum”.

“Ora la parola passa ai cittadini che, con il referendum del prossimo autunno, esprimeranno la loro opinione sulla riforma della Costituzione”, ha commentato la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, dopo il via libera definitivo a Montecitorio al ddl di riforma costituzionale auspicando “che si sviluppi un confronto pacato, sul merito delle decisioni prese”.Boldrini ritiene che “sarà più che mai necessaria un’informazione puntuale sul contenuto del referendum. Che ad esprimere il loro voto siano cittadini consapevoli è nell’interesse sia dei sostenitori che di chi si è opposto. Ma è soprattutto nell’interesse della democrazia italiana”.

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