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Lunedì 4 aprile 2016 - 20:54

Renzi ai magistrati: a Potenza arrivate rapidi a sentenza

Scontro aperto alla direzione Pd. Cuperlo: "Non hai statura leader". La sua relazione approvata con
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Roma, 4 apr. (askanews) – Arrivare rapidamente ad una sentenza, perchè “è l’unico modo per fare pulizia e cacciare i corrotti”, e perchè nella storia delle inchieste della Procura di Potenza sul settore petrolifero a sentenza “non si è mai arrivati”. Matteo Renzi assicura che non si tratta di un attacco alla magistratura, ma mentre i pm potentini ascoltano a Roma il ministro Boschi, lui interviene alla Direzione Dem e invita i giudici a chiudere rapidamente la vicenda. Una posizione che, preciserà nella replica al dibattito interno, è lontana anni luce dai toni berlusconiani: “Gli altri parlavano di legittimo impedimento, io dico interrogatemi se avete qualcosa da chiedermi. Gli altri puntavano alla prescrizione, io chiedo di arrivare a sentenza. Non siamo tutti uguali, noi non siamo uguali a quegli altri”. Ma il punto è “arrivare subito a sentenza”; perchè “le inchieste in Basilicata ci sono come le Olimpiadi, ogni 4 anni, ma non si è mai arrivati a sentenza”.

Perchè il premier assicura di non avere nulla da temere: “Ci si può dire che non siamo in grado di governare, è un’opinione che rispetto ma se qualcuno ha dubbi sulla nostra moralità o trasparenza ha sbagliato destinatario”. E se qualcuno muove accuse, “ha il dovere di circostanziarle”, dice rivolto ai Cinque Stelle e alla pesante mozione di sfiducia (“Dietro il governo un comitato d’affari”) presentata dai grillini nelle stesso ore della Direzione. Ribadendo di essere pronto ad azioni giudiziarie: “Chi sostiene che il Pd abbia preso soldi o tangenti da gruppi petroliferi, ne risponderà nelle sedi giudiziarie competenti e ogni centesimo che avremo di risarcimento lo daremo ai circoli del Pd sul territorio”.

Per la verità un reato Renzi se lo ascrive, in maniera paradossale: “Se è reato sbloccare le opere pubbliche io sono quello che sta commettendo reato”. Da lì passa la ripresa dell’Italia, da lì – rivendica il premier – si creano posti di lavoro. Per questo “certo che incontro le multinazionali” e per questo “continueremo a sbloccare opere”, dice non arretrando di un millimetro sull’opportunità dell’emendamento contestato. Una difesa che passa anche dall’intervento di Claudio De Vincenti, che pur non facendo parte della Direzione partecipa e interviene per ribadire anche lui che le misure in legge di Stabilità sul settore petrolifero “sono fondamentali per la crescita”.

Argomenti che però non frenano la minoranza Pd, arrivata ad usare toni inediti nello scontro: “Penso che tu non ti stai mostrando all’altezza del ruolo che ricopri in questi passaggi delicati per la vita del Paese e della sinistra, che non hai la statura del leader anche se coltivi l’arroganza dei capi”, è la frase tranchant di Gianni Cuperlo. Cui fa eco Roberto Speranza: “Dobbiamo fare uno sforzo per ricostruire il partito come comunità, ripristinare i luoghi formali della decisione: questo chiedo al mio segretario e su questo credo che la segreteria di Matteo Renzi sia stata del tutto insufficiente”. Così come Michele Emiliano chiede a Renzi di “ascoltare prima di decidere”, e Vincenzo De Luca riconosce che “il Pd va ricostruito per avere gruppi dirigenti seri”.

Accuse cui il premier-segretario replica seccamente: “Non siamo una enclave chiusa e distante che decide per i fatti propri”, non esiste la “riproduzione banale e semplicistica del giglio magico che decide in autonomia”. C’è invece “un gruppo dirigente ampio e con storie diverse”, e “a quelli che dicono che mancano le sedi di confronto ricordo che mai come ora si è usata questa sede di discussione e questo rende giustizia di una delle critiche più cattive che stiamo ricevendo”.

A fine lavori, la direzione del Pd approva la relazione di Matteo Renzi integrata con la sua replica con 13 voti contrari, 98 a favore e nessuno astenuto. Il che preclude la votazione sul documento della minoranza che chiedeva al Pd di partecipare anzichè astenersi dal referendum sulle trivelle del 17 aprile.

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