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Sabato 19 marzo 2016 - 09:54

Letta a Renzi: Pd a rischio, un leader unisce non caccia

"Economia ferma, serve un'operazione verità"
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Roma, 19 mar. (askanews) – “Il rischio di una crisi insanabile dovrebbe portare tutti a essere più responsabili, a partire da chi ha l’onore della guida e che ha dunque una responsabilità in più. Mi aspetto che chi guida si assuma l’onere della inclusione e non l’onere del cacciare un pezzo di Pd”. Lo dice l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, in un’intervista al Corriere della Sera, in riferimento alla “crisi di valori, di comportamenti e di prospettive” nel Pd, augurandosi che “prevalga la voglia di ognuno di salvare l’Ulivo e il Pd”. Quanto alle polemiche sul rapporto con Verdini, Letta segna la differenza tra il suo governo e quello di Matteo Renzi: “Un paragone molto scorretto. Non si può paragonare un governo d’eccezione, nato perchè non c’erano altre maggioranze possibili, con un governo di scelta come quello che renzi rivendica sempre di essere”.

Come voterà al referendum di ottobre? “Premesso che il mio governo impostò il lavoro per il superamento del bicameralismo, quando tutti i dati saranno chiari, dirò come la penso. Ma non mi sento di criticare Renzi per aver deciso di investire su questo tema. Lo stesso fece Berlusconi sul referendum del 2006, anche se poi lo perse”. Quanto alla situazione economica, Letta nota che “purtroppo le economie europea e italiana si sono fermate. Serve un’operazione verità. Le difficoltà vanno spiegate, non coperte”.

L’ex premier affronta poi i temi di politica estera, giudicando “un piccolo passo positivo” l’accordo sull’immigrazione con la Turchia ma sottolineando che “un disegno complessivo non c’è”. Con il rischio di un “effetto collaterale” molto grave per l’Italia: “mettere il lucchetto alla rotta balcanica” e “riaprire la rotta libica” sarebbe “un disastro per l’Italia”. Il fatto è che “la leadership anche su questo tema se l’è presa la Merkel, quando invece tocca all’Italia indicare una soluzione europea”, che parta dall’istituzione di “una vera polizia di frontiera europea”. Ma in realtà “i leader hanno perso tre anni in trenta vertici e la risposta è inadeguata”.

Sulla situazione in Libia, Letta poi avverte: “Nessuno di noi vuole la guerra, ma non si può lasciare la Libia in mano all’Isis. L’interesse nazionale è evitare che la minaccia del Daesh sia a poche miglia dalle nostre coste, per cui il problema dobbiamo porcelo”.

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