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Giovedì 17 marzo 2016 - 20:59

Renzi: cofinanziamenti per fondi coesione fuori Patto stabilità

Proposta premier a leader Ue per rilanciare investimenti pubblici
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Bruxelles, 17 mar. (askanews) – Rilanciare gli investimenti pubblici e la crescita economica in Europa, scorporando dal calcolo del deficit/Pil – ai fini del rispetto del Patto di Stabilità – tutti i cofinanziamenti degli Stati ai progetti finanziati dai Fondi strutturali e di coesione dell’Ue. Lo ha proposto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al vertice Ue in corso a Bruxelles, nella prima sessione di lavoro dedicata all’economia.

Secondo fonti europee, l’intervento di Renzi è stato tutto incentrato su “crescita, crescita, crescita”, un mantra che ha ripetuto tre volte come quello dell’ex premier britannico Tony Blair su “education, education, education”.

Renzi, secondo le fonti, ha fatto ai leader Ue “una proposta riguardo agli investimenti pubblici: quella di sbloccare dal Patto di Stabilità i cofinanziamenti nazionali dei fondi europei”.

“Solo lavorando sugli investimenti si può sciogliere la montagna incantata della crescita in Europa”, ha concluso il premier.

I Fondi strutturali Ue per l’Italia nel settennio di programmazione 2014-2020 ammontano a circa 43 miliardi di euro: 32,2 miliardi di euro di finanziamenti totali a titolo della politica di coesione (a prezzi correnti, compresi i finanziamenti nel campo della cooperazione territoriale europea e lo stanziamento per l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile), più 10,4 miliardi di euro per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni di euro per il settore marittimo e della pesca.

L’Italia dovrà contribuire cofinanziando i progetti approvati negli accordi operativi con la Commissione europea per un ammontare pari a poco meno della metà dell’investimento Ue.

La richiesta di scorporare dal calcolo del deficit/Pil nel Patto di Stabilità i cofinanziamenti dello Stato per i progetti finanziati con i Fondi strutturali Ue non è una novità in assoluto. La comunicazione della Commissione europea sulla flessibilità del gennaio 2015 lo prevedeva già (per i Fondi strutturali e di coesione, quelli per le Reti transeuropee e quelli del programma “Connecting Europe” per trasporti e Tlc), ma condizione che gli investimenti in oggetto avessero “un impatto diretto di lungo termine positivo e verificabile sul bilancio”.

Molto importanti, poi, nella Comunicazione della Commissione sono altre due condizioni: la prima impone che, comunque, la spesa pubblica per questi investimenti non porti il deficit/Pil a “sforare” la soglia di Maastricht del 3%; la seconda prevede che questa “clausola per gli investimenti” si applichi solo in condizioni crescita economica negativa, o molto bassa, “ben al di sotto del suo potenziale (“output gap” negativo oltre l’1,5% del Pil).

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