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Lunedì 7 marzo 2016 - 16:27

Bordo (Pd): bivio Ue, gestire rifugiati o rischio disintegrazione

"Cresce sentimento negativo ma colpa anche di messaggi fuorvianti"
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Roma, 7 mar. (askanews) – “Siamo a un bivio: o l’Europa si assume la responsabilità di gestire collegialmente l’immigrazione o il rischio che corriamo è la disintegrazione, pur sapendo che non c’è alternativa all’Europa”. Michele Bordo, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea ed esponente del Pd, commenta così ad Askanews il sondaggio condotto da Demos nell’ambito dell’Osservatorio europeo e pubblicato oggi su “Repubblica”, secondo il quale in Italia il 56,4% degli intervistati è per la sospensione di Schengen e tra questi ben il 40,2% sono simpatizzanti del Pd.

“E’ il rischio che si corre quando i messaggi che passano sono fuorvianti – risponde Bordo, interpellato telefonicamente -. Se il messaggio che passa è che stiamo subendo una invasione di profughi, chiaramente i cittadini chiederanno la chiusura delle frontiere. Anche se poi a guardare i dati non è così: in Libano ci sono un milione di rifugiati su 2 milioni di abitanti, in Turchia ce ne sono 2,5 milioni, in Europa in totale sono 500mila. Non siamo di fronte a una invasione, ma ad un fenomeno che certo non può e non deve essere sottovalutato ma neanche enfatizzato. L’opinione dei cittadini è influenzata da ciò che passa. Se si chiedesse agli italiani se secondo loro è giusto poter transitare da un paese all’altro dell’Europa senza bisogno di esibire documenti dubito che la maggioranza risponderebbe che è per la sospensione di Schengen, ma Schengen alla fine è questo”.

Bordo ammette però che “nell’ultimo periodo in generale sta crescendo il sentimento antieuropeo. E’ un dato di fatto e noi del Pd lo stiamo denunciando, si è visto anche alle ultime elezioni e questo accade perché l’Europa ha responsabilità evidenti: se un fenomeno come l’immigrazione viene gestito come si sta facendo è evidente la reazione dei cittadini contro l’Europa incapace di festire un fenomeno che è sempre più strutturale. Perciò noi diciamo da tempo che la gestione non deve essere affidata solo ai paesi di frontiera e che c’è bisogno di rivedere Dublino e di riconoscre lo status di rifugiato Europa e non dei singoli paesi”.

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