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Mercoledì 2 marzo 2016 - 20:22

Maggioranza in affanno al Senato, Verdini di nuovo in soccorso

Ala annuncia non votare fiudcia ma poi rientra in aula: numero legale era a rischio. Opposizioni:Renzi al Colle
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Roma, 2 mar. (askanews) – Maggioranza in affanno al Senato, con fiducia sul filo sul nuovo reato di omicidio stradale. A far evitare il rischio di mancare il numero legale e quindi la validità stessa del risultato a favore della fiducia al governo Renzi ( 149 sì e 3 no) sono state le 15 astensioni da parte dei senatori verdiniani di Ala, rientrati in aula alla seconda chiama per astenersi (al Senato l’astensione vale come voto contraio) dopo aver annunciato in dichiarazione l’uscita dall’aula. E averla praticata nella prima chiama.Maggioranza in tilt al Senato, con fiducia sul filo sul nuovo reato di omicidio stradale. A garantire il numero legale e quindi la validità stessa del risultato a favore della fiducia al governo Renzi ( 149 sì e 3 no) sono state le 15 astensioni da parte dei senatori verdiniani di Ala, rientrati in aula alla seconda chiama per astenersi (al Senato l’astensione vale come voto contraio) dopo aver annunciato in dichiarazione l’uscita dall’aula. E averla praticata nella prima chiama.

Al termine della quale il Pd e la maggioranza si sono accorti di non essere affatto sicuri di poter garantire quel numero minimo di presenze – 146- che oggi al Senato garantiva la validità della votazione, tenendo conto dei senatori in congedo che non incidono sulla determinazione del quorum. Il voto finale con i 149 voti a favore della fiducia dimostrano che alla seconda chiama i verdiniani avrebbero anche potuto restare fuori dall’aula. Ma all’inizio della seconda chiama non se ne poteva avere certezza. E quindi i verdiniani sono stati costretti a smentirsi e correggere la modalità di voto. Un fatto inedito che, da Fi a M5s passando per Lega e Sel, hanno portato le opposizioni a invocare una verifica sui numeri del governo al Senato e un passaggio al Quirinale sulla composizione della sua maggioranza.

“E’ sempre più evidente – ha denunciato il capogruppo Fi Paolo Romani- l’esistenza di una nuova maggioranza che include il gruppo di Verdini ed è ormai inevitabile che il presidente del Consiglio salga al Quirinale e formalizzi al presidente Mattarella il nuovo scenario parlamentare consentendogli di indicare la strada istituzionalmente corretta. Alla prima chiama in Senato per la fiducia sul cosiddetto omicidio stradale la maggioranza non raggiungeva il numero legale ed è stato necessario che alla seconda chiama il gruppo Ala corresse in soccorso al governo contravvenendo a quanto affermato pochi minuti prima in dichiarazione di voto”.Al termine della quale il Pd e la maggioranza si sono accorti di non essere affatto sicuri di poter garantire quel numero minimo di presenze – 146- che oggi al Senato garantiva la validità della votazione, tenendo conto dei senatori in congedo che non incidono sulla determinazione del quorum. Il voto finale con i 149 voti a favore della fiducia dimostrano che alla seconda chiama i verdiniani avrebbero anche potuto restare fuori dall’aula. Ma all’inizio della seconda chiama non se ne poteva avere certezza. E quindi i verdiniani sono stati costretti a smentirsi e correggere la modalità di voto. Un fatto inedito che, da Fi a M5s passando per Lega e Sel, hanno portato le opposizioni a invocare una verifica sui numeri del governo al Senato e un passaggio al Quirinale sulla composizione della sua maggioranza.

“E’ sempre più evidente – ha denunciato il capogruppo Fi Paolo Romani- l’esistenza di una nuova maggioranza che include il gruppo di Verdini ed è ormai inevitabile che il presidente del Consiglio salga al Quirinale e formalizzi al presidente Mattarella il nuovo scenario parlamentare consentendogli di indicare la strada istituzionalmente corretta. Alla prima chiama in Senato per la fiducia sul cosiddetto omicidio stradale la maggioranza non raggiungeva il numero legale ed è stato necessario che alla seconda chiama il gruppo Ala corresse in soccorso al governo contravvenendo a quanto affermato pochi minuti prima in dichiarazione di voto”.

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