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Giovedì 25 febbraio 2016 - 20:33

Senza Ala maggioranza assoluta al Senato in bilico per Renzi

Verdini: nostro voto fondamentale. Opposizioni: premier al Colle
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Roma, 25 feb. (askanews) – Il voto al Senato sulle unioni civili ha certificato l’ingresso in maggioranza del gruppo Ala guidato da Denis Verdini, che per la prima volta ha detto sì alla fiducia al governo Renzi. Il ddl, in realtà, sarebbe passato comunque. I numeri parlano chiaro: i sì sono stati 173, i no solo 71. Senza i 18 senatori (su 19) dell’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, il governo avrebbe comunque incassato la fiducia con 155 voti, come avvenuto infatti ieri sul decreto milleproproghe. E’ innegabile, tuttavia, che la maggioranza assoluta, che a Palazzo Madama è a quota 161, senza il contributo degli ex pidielle risulta decisamente in bilico.

C’è da dire infatti che oggi hanno votato per la prima volta la fiducia a Renzi anche il senatore di Gal Riccardo Villari e l’ex M5s Serenella Fucksia. Senza di loro e senza Verdini la maggioranza sarebbe scesa a 153. Oggi sono mancati anche i voti di 6 senatori di Area Popolare – contrari al ddl sulle unioni civili -, quelli in dissenso dal Pd di Luigi Manconi e Felice Casson e il voto di Sergio Zavoli assente. Conteggiando questi voti mancanti si torna a quota 161.

Numeri a parte, però, il dato politico del sì di Ala alla fiducia è innegabile. Non manca di sottolinearlo immediatamente in una nota lo stesso Verdini: “Era giusto che una legge fondamentale per la coscienza civile del Paese fosse approvata con la maggioranza assoluta dei senatori e ciò è avvenuto grazie al voto di fiducia al governo espresso da Alleanza Liberalpopolare – Autonomie. Questo è motivo di grande orgoglio e ci spinge a lavorare anche nei prossimi mesi affinché la Legislatura continui nel solco delle tante, indispensabili riforme in agenda, alle quali daremo sempre il nostro fattivo contributo”.

E l’opposizione va subito all’attacco chiedendo che il premier Matteo Renzi salga al Colle perché la maggioranza è cambiata: “Questa trasformazione – dice il capogruppo dei senatori Fi, Paolo Romani – non può passare sotto silenzio, ci aspettiamo quindi che il Presidente del Consiglio, Renzi, ne tragga le dovute conseguenze e salga al Quirinale per formalizzare con il Presidente della Repubblica, Mattarella, la nuova maggioranza governativa”. Stessa richiesta arriva da Sinistra Italiana: “Con Verdini in maggioranza nasce nuova base parlamentare a sostegno del governo. In un paese normale Renzi dovrebbe andare al Quirinale”, dice il capogruppo alla Camera Arturo Scotto.

Per il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, “non c’è alcun bisogno” che Renzi vada al Colle perché “i voti di Ala sono stati aggiuntivi, e non determinanti”. E il suo vice Claudio Martini argomenta: “E’ di tutta evidenza che i voti di Ala non sono stati determinanti per l’approvazione della legge sulle unioni civili.Chi dice il contrario dovrebbe studiare con attenzione i numeri.Se anche i verdiniani avessero votato contro, il ddl sulle unioni civili sarebbe stato approvato con un margine abbondante. Inoltre oggi sono mancati dodici voti dei senatori di maggioranza che normalmente votano la fiducia al governo. E se anche tutti i gruppi di opposizione avessero votato compattamente contro la legge, compresi i senatori di Ala, non avrebbero mai raggiunto la somma dei voti della maggioranza. Ogni altra ricostruzione è funzionale solo ad alzare il livello dello scontro politico in una giornata storica come quella di oggi”.

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