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Martedì 23 febbraio 2016 - 20:11

Wikileaks, Renzi vuole chiarezza. Pd: colpo a relazioni con Usa?

Fonti Dem: Casa Bianca alleata Italia in battaglia anti-austerity
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Roma, 23 feb. (askanews) – I dubbi sono due: il presidente del Consiglio è ancora adesso intercettato? E poi, perché proprio adesso è uscita la notizia che le comunicazioni di Silvio Berlusconi erano ascoltate dagli americani? La risposta alla prima domanda Matteo Renzi la potrà avere solo dagli Usa e dal lavoro dell’intelligence italiana. Per questo il premier ha chiesto a Marco Minniti – sottosegretario a palazzo Chigi con delega ai servizi – di attivarsi in merito e ha disposto la convocazione dell’ambasciatore americano a Roma per “chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali”.

Decisioni che il premier ha comunicato ai senatori Pd riuniti in assemblea sulle unioni civili, sapendo che sarebbero diventate rapidamente di dominio pubblico. Una risposta dovuta, spiegano dal Pd, per la gravità del fatto in sé e anche per le ripetute richieste che arrivavano da Forza Italia. “Fa bene il nostro governo a pretendere chiarimenti. Aspettiamo conferme, è una vicenda delicata sulla quale occorre cautela ma anche fermezza nella tutela della nostra sovranità”, dice Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito democratico.

Tuttavia, durante la mattinata non sembrava così scontato che Renzi volesse esporsi in prima persona sulla vicenda. E qui si arriva alla risposta al secondo dubbio, quello sulla tempistica del “leak” riguardante l’Italia. Nel Pd ricordano infatti che analoghe rivelazioni su Francia e Germania sono arrivate ben prima. Perché quelle sull’Italia solo ora? E la risposta che viene data dalle parti del Nazareno suona più o meno così: “In questo momento i rapporti tra Renzi e Obama sono ottimi, e tra appena un mese il premier sarà a Washington per incontrare il presidente Usa. Il sospetto è che possa essere un tentativo di mettere una ‘zeppa’ in queste relazioni ottime”.

E se fosse questa la chiave di lettura, la motivazione – per le stesse fonti Pd – va cercata nella battaglia che Renzi sta conducendo contro l’austerity in Europa, su cui è nota la sponda di Obama a favore della posizione italiana: “In questa chiave, anche il contenuto delle intercettazioni diffuse assume un significato: la sostituzione di Berlusconi, le istituzioni finanziarie italiane che rischiano di ‘saltare come un tappo di champagne…'”. Frasi che alle orecchie del Pd rievocano i fatti di questi mesi: i dubbi sulla “manovra speculativa contro le banche italiane” delle settimane scorse, lo scontro con Berlino sulla garanzia bancaria, l’annunciato veto italiano sul tetto all’acquisto di titoli pubblici da parte delle banche.

Insomma, sembra di capire che più che la voglia di andare allo scontro con Washington – ad esempio Angela Merkel fu molto più dura quando fu rivelato che era intercettata dalla Nsa – prevalga la volontà di mantenere rapporti sereni con un alleato ritenuto importante per la battaglia che a Renzi sta veramente a cuore: quella con Berlino e Bruxelles.

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