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Giovedì 11 febbraio 2016 - 21:03

Renzi e Mattarella insistono su crescita: la Ue cambi o muore

Premier continua a tessere tele per far crescere consensi, a Roma arrivano Schulz e Faymann
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Roma, 11 feb. (askanews) – Di sola austerity si muore, e prima di parlare di un superministro europeo serve una politica economica diversa. Matteo Renzi persevera nel chiedere un cambio di rotta a Bruxelles, sapendo che il consenso alla linea italiana va ancora costruito. “La nostra posizione non è di tutti”, riconosce anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, ma anch’egli insiste sul tasto della crescita: dopo il “necessario periodo di austerity”, in Europa c’è bisogno di “un momento di espansione”, dice intervenendo alla prestigiosa Columbia University di New York.

E allora il premier prova a costruire un sostegno più largo per le richieste italiane. Avvertendo i suoi colleghi europei – per i quali le elezioni sono più vicine – che così rischiano di perdere in casa loro. E ribadendo il paragone con gli Stati Uniti, che hanno applicato un cura diversa e ora crescono, mentre “se una cura non funziona, dopo otto anni si può parlare di accanimento terapeutico”. E da New York arriva la preziosa sponda di Mattarella: “L’Unione europea deve mirare a politiche che creino investimenti e occupazione”.

Tanto più, dicono in coro Renzi e Mattarella, che l’Italia le riforme le ha fatte: per questo “è ripartita”, dice il premier, per questo “ha recuperato competitività”, gli fa eco il Presidente. Il tutto rispettando le regole, insiste Renzi, anche se i Paesi europei che sono creciuti di più sono quelli che quelle regole “le hanno violate in modo macroscopico” come Regno Unito e Spagna con un deficit doppio rispetto a quello italiano, o come “la Germania che invece non rispetta le regole con un surplus commerciale che continua a essere sopra le richieste della Commissione.

Argomenti che Renzi continua ad esporre anche nei colloqui bilaterali che sta conducendo a ritmo serrato in vista del Consiglio Ue della prossima settimana: domani sarà la volta di Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento ed esponente di peso di un Pse che – nella visione italiana – non si sta impegnando abbastanza per una Europa diversa. E subito dopo il premier incontrerà il cancelliere austriaco Faymann. La settimana scorsa era volato in Olanda da Rutte, e aveva avuto un colloquio telefonico con Hollande. Prima ancora la Merkel a Berlino, mentre la speranza è di trovare in Sanchez – l’incontro tra i due è in programma il prossimo fine settimana – un nuovo alleato, se il socialista spagnolo riuscirà a formare un governo.

Una strategia che culminerà con l’incontro di fine febbraio con Jean-Claude Juncker, diventato il simbolo di un’Europa ancora troppo legata all’austerity. Al presidente della Commissione continua a mandare segnali precisi: il richiamo continuo al patto tra conservatori e socialisti che ha portato alla sua elezione sulla base di una Ue attenta alla crescita, fino alla proposta di primarie per scegliere i futuri candidati a quella carica. Un modo per dire che la poltrona di Juncker dipende da intese politiche (che dunque vanno rispettate), e non dalla forza di un mandato popolare come quello che potrebbe avere un presidente scelto dai cittadini europei.

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