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Martedì 9 febbraio 2016 - 20:51

Unioni civili in Senato a prova del voto ma i tempi si allungano

Renzi: basta melina, Parlamento si esprima. Prima insidia fin dall'inizio: si vota su fermare esame ddl Cirinnà
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Roma, 9 feb. (askanews) – Nuovo intervento di Matteo Renzi sulle unioni civili. Il presidente del consiglio dice “basta melina, ora si voti”. Ma i tempi in Senato si stanno allungando ancora.Domani ci sarà il primo voto, ma sarà soltanto uno, quello sulla proposta Calderoli-Quagliariello, di “non passaggio agli articoli”. E’ un’altro strumento ostruzionistico previsto dal regolamento del Senato, (alla Camera non c’è) e che si traduce, se approvato, nella bocciatura dell’intera legge sulle unioni civili che per di più non potrebbe essere ripresentata all’esame dell’assemblea per almeno 6 mesi. Se si superasse il voto di domani, comunque resterebbe solo la seduta di giovedì mattina per la discussione sugli emendamenti e quindi i voti soltanto dalla prossima settimana ecco perchè qualcuno paventa il rischio che il ddl Cirinnà venga sospeso per dare spazio al decreto Milleproroghe in arrivo dalla Camera. Significherebbe arrivare al voto finale a marzo.

Il primo scoglio da affrontare, però, sarà domani con il voto, forse segreto, sul non passaggio agli articoli. La trovata insidiosa rischia di mettere seriamente a repentaglio l’iter del ddl. La decisione sul voto segreto spetterà al presidente del Senato, Piero Grasso, che al momento sta studiando la pratica e attende di capire come finirà il dialogo tra le forze politiche per ridurre il numero degli emendamenti in Aula. Ma a Palazzo Madama ricordano che ci sono almeno due precedenti di voto segreto su una proposta di non passaggio agli articoli. Il Pd si dice certo che il tentativo non passerà, anche dovesse essere il voto segreto, perchè nè i cattolici Pd nè le altre forze di maggioranza possono permettersi di affossare la legge Cirinnà in un modo così subdolo.

Inoltre oggi c’è stata una battuta d’arresto nelle trattative tra Lega e Pd per ridurre il numero degli emendamenti. Dopo aver siglato un accordo per togliere di mezzo 4500 dei 5mila emendamenti presentati dalla Lega, a condizione che i dem facessero sparire la minacca del canguro, oggi il tavolo è stato sospeso perchè Zanda vuole la garanzia che tra i 500emendamenti superstiti non ci siano ‘trucchi’, ossia proposte in grado di stravolgere il testo (preclusive o contro-canguri) magari se votate a scrutinio segreto.

Ma Renzi si dice “felice” perchè la “grande discussione, in Senato e nel Paese, sul tema delle unioni civili” lascia emergere che “due punti chiave sono ampiamente condivisi: la stragrande maggioranza degli italiani vuole un istituto che legittimi le unioni civili anche per persone dello stesso sesso”. L’altro punto largamente condiviso nel paese è la condanna dell’utero in affitto, causa alla quale anche il premier si iscrive dopo che al Senato è stata presentata la mozione firmata da Anna Finochiaro: “pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto – dice Renzi – In Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”.

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