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Mercoledì 3 febbraio 2016 - 19:54

Presidenza Mattarella al primo giro boa, un anno fa il giuramento

In 12 mesi di lavoro ordinario nuovo stile al Colle, stacco netto dai 9 anni di Napolitano
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Roma, 3 feb. (askanews) – Il settennato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha compiuto un anno. Sono infatti passati esattamente dodici mesi da quel 3 febbraio 2015, giorno in cui il neo Capo dello Stato – eletto dal Parlamento tre giorni prima, il 31 gennaio, dodicesimo presidente della Repubblica – pronunciò il giuramento di rito davanti le Camere riunite.

Un periodo più che sufficiente, questi primi 365 giorni al Colle, per far capire quanto Mattarella sia diverso dal suo predecessore, Giorgio Napolitano. Interventista l’ex comunista, pronto, letteralmente, ad alzare la voce (sempre nei limiti delle sue prerogative naturalmente ma, detto da alcuni nel corso degli anni, al confine dell’ingerenza) sulle questioni più diverse e comunque su temi da lui valutati di significativa importanza per i cittadini italiani. Alle prese, fra l’altro, con il governo Berlusconi e gli scontri violenti che esso generava nel mondo politico, con le intemperanze leghiste per arrivare, infine, all’esplosione in Parlamento del Movimento 5 Stelle caratterizzata, questa, da una ruvidezza politica mai registrata nelle aule parlamentari.

Non che la situazione politica di questi ultimi dodici mesi sia meno convulsa degli anni passati. Il governo guidato da Matteo Renzi, con i suo modi spicci e quasi frettolosi nel gestire i vari dossier sul tavolo, non spacca il mondo politico come all’epoca dell’ormai ex Cavaliere ma sicuramente ha introdotto un elemento di scontro, divisivo (soprattutto interno al partito di maggioranza della coalizione di governo, il Pd) che genera fibrillazione, agitazione fra gli schieramenti politici. Con sullo sfondo appuntamenti importanti per la tenuta dell’esecutivo come le prossime amministrative nelle principali città italiane e il referendum confermativo sulle riforme. O come la legge sulle unioni civili, con l’annessa apertura alle adozioni per le coppie omosessuali, che tanto sta agitando (per un verso o per l’altro) non solo gli schieramenti politici e le loro ‘coscienze’ ma – come ai tempi dei referendum sul divorzio e sull’aborto – l’intera società italiana.

Questo è lo scenario (insieme agli scontri sull’Europa, alla crisi economica ancora viva, al dramma dei migranti tra xenofobia e dovere di accoglienza, alla recrudescenza del terrorismo islamico) che Mattarella si trova davanti. Ed è nell’affrontare questi temi che il capo dello Stato ha segnato lo stacco, la differenza tra il suo modo di agire e quello di Napolitano. Una gestione pubblica (ma anche riservata, con palazzo Chigi innanzitutto) diversa dovuta non solo al differente dato storico – alcune cose che ha affrontato l’uno non le ha vissute l’altro – ma anche alla formazione politica e culturale, comunista ed esuberante il napoletano Napolitano e democristiano, cattolico e riflessivo il siciliano Mattarella; al carattere, pronto ad alzare la voce il primo e quasi silenzioso il secondo, senza che questo lasci però intendere una passività, un atteggiamento fin troppo notarile nei confronti delle questioni che lo interpellano.

Anzi – pur in assenza (fino ad ora) di interventi simili a quelli molto coloriti a cui ci avevano abituato non solo Napolitano ma Scalfaro, Cossiga fino ad arrivare a Pertini – la percezione che l’opinione pubblica ha dell’attuale capo dello Stato è quella di un politico garante della cosa pubblica, del corretto funzionamento della nostra Repubblica e dal quale arrivano forti richiami. Un presidente che fra l’altro, in questo suo prima anno del settennato, ha lasciato intendere agli italiani, con le sue parole ma soprattutto con le sue iniziative (dall’apertura della tenuta di Castelporziano per i campi estivi per i disabili alla consueta inaugurazione dell’anno scolastico non al Quirinale ma a Napoli, in una scuola in un quartiere ad alto tasso di camorra) di avere un particolare feeling con il cosiddetto ‘sociale’, con quelle fasce di cittadini più in difficoltà rispetto ad altri. Un obiettivo preciso insomma: riavvicinare le istituzioni ai cittadini dopo quello scollamento generato dall’esplosione della crisi economica e dagli scandali (le tangenti, i furbetti, la corruzione, il familismo) che a ripetizione hanno coinvolto dirigenti politici, locali e nazionali.

Un gestione diversa rispetto ai predecessori, quella di Mattarella, che lo ha portato a registrare un gradimento altissimo tra gli italiani. Il segno forse che della politica urlata, sbattuta in faccia non più solo in televisione o nei comizi in piazza ma finanche nelle aule parlamentari gli italiani non ne vogliono più sapere. Ed ecco allora Mattarella, il presidente che con i suoi ‘silenzi’, con la sua presenza discreta ma nello stesso tempo concreta e solida, tenterà di riportare la nostra politica – e di conseguenza la società – al rispetto di quei valori, di quei riferimenti caratteristici di un grande Paese come l’Italia.

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