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Lunedì 7 dicembre 2015 - 19:57

Minoranza Pd vs Renzi su doppio incarico, Guerini: non si discute

Bersani-Cuperlo alla carica contro premier-segretario, già archiviata la "tregua-banchetti"
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Roma, 7 dic. (askanews) – Il giorno dopo i 2mila banchetti voluti da Matteo Renzi il Pd è già tornato a fare il Pd. Se nel fine settimana tutto il partito è sceso in piazza nelle città italiane, il lunedì si apre con un rilancio della minoranza sulla questione del doppio incarico di Renzi, contemporaneamente segretario del partito e presidente del consiglio, come previsto esplicitamente dallo statuto del partito. “Valuti Renzi se funziona – dice Gianni Cuperlo – a me non pare”. E Pier Luigi Bersani: “Quando hai uno statuto che ti suggerisce che il capo del governo sia anche il capo del partito, qualcosa non torna”.Un rilancio non casuale, quello del ‘doppio incarico’ è un tema che già da mesi fa parte della road map della sinistra Pd per arrivare al prossimo congresso: “Già da sabato prossimo – dice uno dei bersaniani, alludendo all’iniziativa organizzata insieme a Cuperlo – diremo chiaramente che noi abbiamo un’altra idea di Pd. E questo è un punto chiave della nostra idea di partito”.

Un punto che, come ha spiegato ieri lo stesso Renzi al Corriere della sera e come ribadisce oggi Lorenzo Guerini ad Askanews, non è nemmeno in discussione per l’attuale vertice Pd: “La forza del premier risiede anche nell’essere il segretario del partito più grande, cosa che avviene in tutte le democrazie europee: in Germania, Gran Bretagna, Spagna avviene così. Non vedo perché da noi bisognerebbe tornare indietro”, e per “indietro” si intende alle coalizioni rissose dell’Ulivo, quelle che andavano da Rifondazione comunista a Clemente Mastella.

Il momento scelto non è casuale: i dati, ancora ufficiosi, sul calo di iscritti, il cattivo risultato del partito alle regionali della scorsa primavera, una difficile campagna elettorale per le amministrative alle porte, con candidati spesso ancora da individuare. Una situazione nella qualche persino in ambienti della maggioranza cominciano ad emergere perplessità sulla situazione del Pd, come dimostrano le recenti interviste di Matteo Richetti e di Marina Sereni e i distinguo di Graziano Delrio. Un terreno ideale, secondo la minoranza Pd per rilanciare il tema del doppio incarico.

“E’ una riflessione che dovrebbero fare tutti e mi pare che si stia allargando l’area di coloro che chiedono di parlare di questo tema: ho visto le frasi di Cesare Damiano…”, dice Davide Zoggia”. Damiano viene citato perché è un esponente di quella parte della minoranza che da mesi ha scelto una linea diversa, di sostanziale sostegno a Renzi. Eppure, Damiano oggi si è subito schierato con Cuperlo: “Lo dico da sempre, questo del doppio incarico è un tema da affrontare. Non perché c’è Renzi, varrebbe chiunque fosse il segretario. Lo schema attuale non funziona. La soluzione che proponiamo è che il premier ricopra il ruolo di presidente del partito, come accade in molti paesi europei”.

La proposta, però, non trova il consenso di altri pezzi della ex minoranza, come i giovani turchi di Matteo Orfini e Andrea Orlando. Spiega Francesco Verducci: “Il tema non è quello, tra l’altro tutti i grandi partiti della sinistra europea prevedono che il leader del partito sia il candidato premier. Metterlo in discussione è un po un atteggiamento conservativo”. Certo, ammette Verducci, ci sono tante cose da mettere a posto, il Pd deve saper rispondere “a quell’esigenza di cambiamento e innovazione che è spesso tradita da tanta conservazione, da tanto notabilato nei territori. Il partito deve essere diverso da come è attualmente. Ma questo non significa mettere in discussione il doppio ruolo”. Di sicuro, Renzi e i suoi non hanno intenzione di aprire questa riflessione: “Il tema – ricorda Guerini – è stato affrontato anche nel congresso del 2013 con l’esito, mi sembra piuttosto chiaro, che conosciamo. La forza del premier risiede anche nell’essere il segretario del partito più grande”.

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