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Martedì 24 novembre 2015 - 10:43

D’Alema: uniti contro Isis, saggio basso profilo governo Renzi

"Serve coordinamento Ue, non si può escludere intervento di terra"
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Roma, 24 nov. (askanews) – “Per prima cosa occorre snidare l’Isis dai territori dove sta costruendo embrioni di califfato: in Iraq, in Siria, in Libia. Occorre un coordinamento forte e un sostegno operativo a quelli che stanno già combattendo per noi, come i curdi, gli iracheni, gli yazidi ed altri. Come dice Prodi, di cui condivido in questi giorni molte osservazioni, bombardare non serve se non abbiamo una strategia”. L’ex premier Massimo D’Alema, in un’intervista a “la Repubblica”, lancia la sua ricetta per combattere l’avanzata dell’Isis, e sull’ipotesi di invio di truppe a terra puntualizza: “Non dico che dobbiamo mandare un contingente sul terreno, non possiamo però escluderlo in linea di principio”.

Per il presidente della Fondazione Italianieuropei, l’ipotesi “potrebbe diventare inevitabile se le forze che oggi combattono l’Isis, e che noi dobbiamo sostenere di più e meglio, non ce la facessero o addiruttura fossero travolte. Ma soprattutto serve che l’Europa agisca di concerto. Secondo me, francesi e inglesi prima di agire avrebbero dovuto coinvolgere il Consiglio europeo. E’ chiaro, poi, che quando si tratta di un’azione militare, la svolgano i Paesi che ne hanno la volontà e sono in grado di farlo”.

In merito poi all’atteggiamento prudente del governo italiano, l’ex ministro degli Esteri ricorda che “l’Italia non è una grande potenza. O riesce a giocare un ruolo internazionale sulla base di una iniziativa politica, come a volte è successo in passato, oppure sta al proprio posto e tiene un profilo basso. Mi sembra che questa sia la scelta dell’attuale governo. Forse anche con una certa saggezza…”.

D’Alema, nel condannare la “visione dei populisti e degli islamofobi”, puntualizza che “il nostro vero interesse sarebbe quello di favorire la nascita di un Islam europeo, che purtroppo non esiste, con moschee che operino alla luce del sole e nel pieno riconoscimento pubblico. Sospingere ai margini quella che è ormai la seconda religione d’Europa fa solo il gioco degli integralisti”.

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