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Venerdì 20 novembre 2015 - 18:24

Appello giuristi contro riforma Boschi: è contro la Costituzione

Comitato per il no ai deputati: inammissibili interferenze Governo
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Roma, 20 nov. (askanews) – Un appello a tutti i deputati a “tentare con decisione di modificare l’attuale testo” del ddl di riforma costituzionale è stato lanciato in una lettera del Comitato per il no nel referendum costituzionale sulla legge Renzi-Boschi, presieduto dal costituzionalista Alessandro Pace. “In subordine” gli oppositori della riforma chiedono ai parlamentari “di aderire a questo Comitato, e, infine, qualora tale ddl costituzionale venisse definitivamente approvato, di impegnarvi fin da ora a richiederne la sottoposizione a referendum popolare”.

Il comitato ha anche un presidente onorario, l’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky ed è composto da intellettuali, giuristi e politici di sinistra. Numerose le critiche che la lettera aperta – diffusa dall’ufficio stampa di Sinistra italiana – rivolge alla riforma. “In coerenza col nostro sistema di democrazia parlamentare, avrebbe dovuto procedere dall’iniziativa parlamentare, e non dal presidente del Consiglio dei ministri Renzi e dal ministro per le Riforme Boschi”, scrivono i giuristi, parlando di “inammissibili interferenze da parte dei medesimi sulla libertà di coscienza dei parlamentari in sede referente e in assemblea” e di “modalità di approvazione che se legittime per leggi ordinarie, non lo sono certo per le leggi di revisione costituzionali”. La riforma, si legge ancora nel documento firmato da Alessandro Pace “alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 – dichiarativa dell’incostituzionalità di talune norme del c.d. Porcellum – non avrebbe dovuto essere nemmeno presentata in questa legislatura” perché “le Camere avrebbero potuto continuare ad operare grazie ad un principio implicito – il ‘principio fondamentale della continuità dello Stato’ – però essenzialmente limitato nel tempo, come esemplificato dalla stessa Corte, in quella sentenza, col richiamo alla prorogatio prevista negli articoli 61 e 77, comma 2, Cost., che prevedono tutt’al più un’efficacia non superiore ai tre mesi!”.

Per il Comitato per il no la legge di revisione costituzionale “è disomogenea nel contenuto, e pertanto contraria all’art. 48 della Costituzione, in quanto costringe l’elettore ad esprimere con un solo voto il suo favore contestualmente a proposito sia delle modifiche alla forma di governo, sia delle modifiche ai rapporti tra Stato e autonomie locali, ancorché egli sia favorevole solo ad una delle due. Ripetendo così l’errore della riforma Berlusconi del 2005, che violava per l’appunto la libertà di voto dell’elettore”. Il documento si sofferma nel dettaglio a contestare, con argomentazioni in punto di diritto, le norme già approvate nelle precedenti votazioni parlamentari, con particolare attenzione sulla non elettività diretta dei senatori, sul potere delle segreterie dei partiti di controllare l’elezione dei giudici costituzionali, sulle differenze rispetto al modello tedesco del Bundesrat, sui senatori nominati dal presidente della Repubblica. Per Pace si tratta di “apparenti errori e apparenti strafalcioni” che “costituiscono piuttosto dei precisi tasselli che determineranno lo spostamento dell’asse istituzionale a favore dell’esecutivo”.

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