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Mercoledì 18 novembre 2015 - 19:46

Mattarella: il terrore non ci piega, non ci rubi modello di vita

Dobbiamo saper garantire la sicurezza senza perdere la libertà
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Firenze, 18 nov. (askanews) – “Il terrore vuole snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a parlare del terrorismo e dei suoi fantasmi e lancia un messaggio di fermezza ed orgoglio: non facciamo entrare il terrorismo nelle nostre vite, non permettiamogli di stravolgerle. L’occasione è, non a caso, l’anniversario dell’insediamento della Camera dei deputati ai tempi di Firenze capitale. Anno 1865. Tempi difficili ma anche di gloria.

Nel giorno in cui lo stesso premier Matteo Renzi annuncia che non ci saranno leggi speciali nella lotta al terrorismo il Capo dello Stato ricorda, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, che “non sradicheremo l’odio facendolo entrare nelle nostre vite e nella nostra civiltà”: il terrorismo “sferra il suo attacco contro la nostra Europa e porta morte e barbarie in una delle sue città”, ma “dobbiamo garantire sicurezza ai nostri concittadini senza rinunciare alle libertà conquistate”.

L’Italia e l’Europa hanno nel loro “dna” “uno straordinario impasto di cultura, di umanità, di idee di libertà e di relazioni sociali” a cui non si deve rinunciare. Serve, invece, rilancia il presidente, contro questo “tentativo di guerra globale dalle modalità inedite” l’unità, dentro il Paese e nell’Ue. Basta, dunque, “con i troppi egoismi” che “frenano” il progetto di un’Unione sempre più integrata ora più che mai indispensabile per battere il terrorismo. “Dobbiamo essere uniti, essere determinati e insieme affermare i principi del nostro umanesimo – sottolinea -. Non può mancare il senso di giustizia, né la disponibilità a cooperare per uno sviluppo sostenibile e per ridurre le aree dove prevale la violenza e lo sfruttamento” e “dobbiamo affrontare il fanatismo e l’estremismo con assoluta fermezza, e promuovere il dialogo fra le culture e la tolleranza”.

L’idea, dunque, è non solo di “difendere la qualità delle nostra civiltà” ma anche di “offrirla” al mondo. In questa ottica anche l’italiano, ripete Mattarella dalla storica Accademia della Crusca – dove riceve la nomina ad accademico onorario -, rappresenta uno “strumento” per tessere rapporti di pace nel mondo e una opportunità per creare attorno all’Italia “un’atmosfera di simpatia e di desiderio di collaborazione”.

Nella giornata fiorentina del Capo dello Stato anche l’incontro con il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Giangrande – ferito davanti a palazzo Chigi nel 2013 – a cui ha consegnato, insieme ad alcune parole di incoraggiamento, l’onorificienza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica. Due le note di colore: il pranzo in una nota trattoria del mercato di San Lorenzo con la degustazione anche di uno dei piatti tipici della cucina fiorentina – il lampredotto – e l’omaggio calcistico del sindaco Dario Nardella che al termine della cerimonia all’Accademia della Crusca ha regalato al presidente la maglia numero dieci della Fiorentina con la scritta “Mattarella”.

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