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Domenica 8 novembre 2015 - 17:25

A Bologna centrodestra 2.0, Salvini show e qualche fischio a Cav

Berlusconi: insieme si vince. Meloni: ci rivediamo a Roma nel 2016
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Bologna, 8 nov. (askanews) – Il ritornello, lo slogan, la prospettiva è che “uniti si vince”. A cominciare dalle amministrative della primavera prossima. Con quale leadership è meglio sorvolare, al momento. Ma, di certo, piazza Maggiore a Bologna tiene a battesimo “qualcosa di nuovo”, forse un nuovo polo del centrodestra 2.0, con i centristi tentati dal partito della Nazione, “finalmente”, dal punto di vista dei leghisti, fuori. Sul palco, in una manifestazione che secondo gli organizzatori ha richiamato nella città felsinea “100 mila persone”, si alternano gli interventi della “gente normale”, di professionisti e pensionati che ripropongono tutto il programma leghista – no euro, no alle adozioni gay tanto per citare un paio di titoli – fino ad arrivare ai big.

La prima a salire sul palco è Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia che picchia duro sul “duo comico Renzi-Alfano”, peggiore perfino di “Stanlio e Ollio che almeno non avrebbero fatto figuracce con l’inglese”: devono “andare a casa” il prima possibile. Piazza Maggiore è solo un inizio e Meloni si rivolge a Berlusconi e Salvini proponendo un’altra iniziativa del genere “a gennaio o febbraio 2016”, in vista proprio delle amministrative, magari a “Piazza del Popolo o piazza San Giovanni a Roma”. Ma è quello di Silvio Berlusconi, accusato nei giorni scorsi dai suoi stessi colleghi di partito di finire con l’essere “gregario” rispetto al Carroccio, il discorso più atteso. Lui all’inizio si commuove un po’ e per fugare tutte le accuse, soprattutto quelle provenienti dagli azzurri, ribadisce che la piazza di Bologna è quella “della nostra gente, del nostro popolo”. In piazza, però, ci sono solo ed esclusivamente bandiere della Lega Nord e della Liga Veneta, di bandiere di Forza Italia solo una e ad uso e consumo dell’arrivo in auto di Berlusconi a lato del palco. Ci sono gli stand con i gadget leghisti – dagli occhiali verdi “I love ruspe” alle bottiglie di vino “Brinda con Salvini” – ci sono i riti e i simboli del Carroccio.

L’ex premier, comunque, attacca Renzi ma si copre anche sul fronte Movimento cinque stelle paragonando i discorsi di Grillo a quelli di Hitler. Renzi è un presidente del Consiglio “mai eletto”, neppure “come parlamentare” che ha disegnato una riforma costituzionale e una legge elettorale che lo vedranno “duce” di un “regime”. Grillo? “Ho ascoltato alcuni suoi discorsi e in alcuni passaggi – dice – assomigliano a quelli di Hitler”. Ergo “non consegneremo l’Italia a questa banda di balordi”, del resto “ci sono 26 milioni di italiani che non votano, conquistiamoli”. Applausi dalla piazza soprattutto alle affermazioni più di pancia – come quella della “piovra cattiva di Equitalia che va chiusa” – ma anche qualche fischio dalla prima fila. I Giovani Padani non la mandano a dire: “Sì, lo abbiamo fischiato ma per il passato. L’alleanza? Facciamola – spiegano ragazzi con bandane e foulard verdi che non hanno ancora diciotto anni – ma Berlusconi se lo deve mettere in testa: non è più lui il leader”. Già, per ora Salvini ribadisce che “la leadership è l’ultima delle preoccupazioni” e che “ben vengano le primarie ma non voglio morire di primarie come fa il Pd”. Poi, chissà.

E’ proprio il segretario della Lega Nord a chiudere la manifestazione (ci sono anche Bossi, Maroni, Zaia ma il palco non vuole tingersi troppo di verde) e ne ha per tutti. Per il presidente del Consiglio, ovviamente, definito insieme a mezza sinistra e alla presidente della Camera Laura Boldrini come “parassita”, per i contestatori della manifestazione, “delinquenti dei centri sociali che sgombereremo uno per uno come i campi rom”, per l’Associazione nazionale partigiani che “invece della piazza della Lega si deve occupare dei suoi nipotini delinquenti”, per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, “un personaggio inutile e incapace che con noi non ci sarà mai: occupati dei poliziotti cretino che non sei altro”. La manifestazione finisce con qualche momento di tensione quando, a un passo dalla piazza, arriva uno dei cortei degli antagonisti mentre Salvini lascia il palco accompagnato da un coro di contestatori: “Vergogna, vergogna”, “tornatene a casa tua buffone”.

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