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Lunedì 19 ottobre 2015 - 18:23

In aula Camera battaglia su riforma Rai, governo apre a modifiche

Centinaia di emendamenti opposizioni. Giacomelli: pubblici stipendi dirigenti
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Roma, 19 ott. (askanews) – Entrerà nel vivo domani la battaglia sulla riforma della Rai. Oggi in aula alla Camera si è svolta la discussione generale e le opposizioni hanno annunciato battaglia presentando centinaia di emendamenti (230 solo da M5S, 113 da Fi, 66 da Sel) e quattro pregiudiziali di costituzionalità. La relatrice Lorenza Bonaccorsi (Pd) e il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli hanno spiegato che ci saranno modifiche, una in particolare, che sta a cuore ai forzisti, sulla trasparenza degli stipendi di dirigenti Rai.

“Nel testo ci sarà un piano per la trasparenza che riguarda le retribuzioni di chi ha incarichi dirigenziali. Non c’è nulla da nascondere, più la Rai è trasparente con i cittadini e meglio è”, ha spiegato Giacomelli sottolineando che sulla riforma “non sono esauriti i margini di miglioramento e ci saranno iniziative in aula”. Quindi non c’è “nessuno sbarramento preventivo” da parte del governo: “Se l’atteggiamento delle opposizioni anche in aula sarà di confronto anche serrato nel merito da parte del governo c’è la piena disponibilità ad approfondire tutti i punti. L’obiettivo del governo è avere una Rai dove la dimensione aziendale prevalga su un rapporto malsano con la politica. Siamo disponibili se il clima rimane quello delle commissioni e del Senato”.

Non la pensano così le opposizioni. Secondo Annalisa Pannarale di Sel “dalla maggioranza e dal governo c’è una netta chiusura. Il cuore di questa riforma è costituito da un’architettura inquietante e incostituzionale che fa del servizio pubblico un sistema al servizio del governo”. Anche per il presidente della commissione Vigilanza Rai, Roberto Fico (M5S), relatore di minoranza del testo, il “governo e i relatori sono chiusi e indisponibili al confronto”. Nel mirino dei pentastellati, tra le altre cose, le modalità di elezione dei membri del cda da parte del Parlamento: 2 sono eletti dalla Camera e 2 dal Senato, in entrambi i casi con voto limitato a un solo candidato. M5S avrebbe voluto una maggioranza qualificata dei 2/3 ma Giacomelli ha obiettato che “questo determinerebbe lo stallo e rischierebbe di esser letto come il fatto che non ci sarà nessuna nomina se la maggioranza non l’approva. Significherebbe consegnare le chiavi alla maggioranza di ogni nomina”. Contestata dall’opposizione anche la norma che prevede la deroga, rispetto all’applicazione del codice dei contratti pubblici, per i contratti aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di programmi radiotelevisivi e i contratti aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria.

M5S, ha detto Fico, “si oppone fermamente al testo della commissione che fa della Rai uno strumento esclusivo del potere governativo magari da usare come strumento di consenso”. Giorgio Lainati di Fi parla di “criticità” e si chiede se “lo slogan ‘i partiti fuori dalla Rai’ sia ancora valido. Allora quale è l’alternativa? La privatizzazione? Fi ha presentato emendamenti in questo senso. E poi ricorda che in Rai ci sono 1939 giornalisti, 342 dei quali con la qualifica di dirigente, un quadro difficilmente sostenibile per il presente e il futuro”.

Ma cosa prevede la tanto contestata riforma che il governo spera di approvare entro novembre dopo la terza lettura al Senato? Modifica la cadenza per il rinnovo di tutti i contratti di servizio che da triennale diventa quinquennale; riforma l’assetto di governance della Rai introducendo la figura dell’amministratore delegato – che sostituisce quella del direttore generale e dura in carica tre anni – riducendo il numero dei membri del Consiglio di amministrazione da 9 a 7 e modificando le modalità di designazione degli stessi: 2 sono eletti dalla Camera e 2 dal Senato; 2 sono designati dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia; 1 è designato, attraverso elezione, dall’assemblea dei dipendenti Rai, tra i dipendenti dell’azienda. In fase di prima applicazione e sino al primo rinnovo del consiglio di amministrazione successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, l’attuale direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, eserciterà le funzioni di amministratore delegato.

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