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Giovedì 15 ottobre 2015 - 11:58

Renzi a Ban Ki-moon: Onu ha bisogno di cuore e passione italiana

"L'accoglie il Paese che lavora per pace non astratta"
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Roma, 15 ott. (askanews) – “Se l’Italia ha bisogno dell’Onu, ed è vero, le Nazioni unite hanno bisogno dell’Italia, del suo cuore e della sua passione”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha concluso il suo intervento in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dell’adesione dell’Italia alle Nazioni Unite.

Rivolto a Ban Ki-moomn, presente a Montecitorio, Renzi ha sottolineato: “L’accoglie l’Italia intera, per ciò che lei rappresenta. L’Italia dei militari impegnati in vari scenari del mondo, in alcuni casi direttamente con la guida delle Nazioni unite: penso al Libano, al Kosovo, ai tanti uomini e donne che lavorano perchè la pace non sia solo un concetto astratto. L’Italia dei volontari, cui per la prima volta dopo anni torniamo ad aumentare con la legge di stabilità i fondi per la cooperazione internazionale. L’Italia degli ufficiali che diventano infermieri per far nascere una bambina a bordo di una nave della Marina Militare. L’Italia che si occupa di piccole isole e grandi continenti”.

“L’Italia – ha aggiunto Renzi – che propone i caschi blu della cultura, perchè quando vediamo Palmira pensiamo ci sia bisogno della risposta Onu. L’Italia che in questo Parlamento, nessuno escluso, si batte per l’abolizione della pena di morte. L’Italia che combatte contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati. E’ infine l’Italia dell’Expo: la giornata della lotta contro la fame nel mondo non è solo un successo del nostro Paese per un evento che ha raccolto entusiasmo e consenso, ma anche l’occasione per declinare la sua ambiziosa agenda per lo sviluppo. Un mondo più giusto è l’unica soluzione”.

Ma Renzi ha anche ricordato un momento buio della storia dell’Onu. Citando le parole di Antonio Segni, presidente del Consiglio al momento dell’adesione, sull’Onu come Parlamento di popolo ‘dove aspiriamo a vedere rispettati i diritti dei piccoli Paesi e delle grandi potenze’ e dove si riesca a garantire la pce e i diritti per tutti, il premier ha aggiunto: “Sono parole che a volte l’Onu non è stata in grado di far rispettare: non posso non ricordare il fallimento di 20 anni fa a Srebenica, per impegnarci affinché queste cose non accadano mai più”.

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