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Martedì 13 ottobre 2015 - 21:35

Unioni civili approdano in aula Senato. Maggioranza resta divisa

Domani si incardina ddl, esame potrebbe slittare dopo L.Stabilità
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Roma, 13 ott. (askanews) – Il ddl sulle unioni civili approda domani mattina all’esame dell’aula del Senato. Alla fine la scommessa del Pd appare vinta e si confermano le divisioni all’interno della maggioranza, con Ncd, anche se il ddl verrà soltanto incardinato nei lavori dell’assemblea, lasciando la fase del dibattito e l’esame a tempi successivi. Tempi ancora non ben definiti e che nei timori di molti potrebbero essere anche molto lunghi e portare fino al 2016.

“Anche le riforme sui diritti procedono”, ha detto con evidente soddisfazione il capogruppo Pd, Luigi Zanda, al termine della conferenza dei capigruppo che ha stabilito il calendario dei lavori dell’aula. Una decisione assunta grazie ad una maggioranza diversa da quella che sostiene l’esecutivo: favorevoli, insieme al Pd, Sel e M5s, nettamente contrari Ncd, Fi, Cr, Ln che invano anche nel corso del dibattito in aula per il voto sul calendario hanno chiesto il rinvio dell’esame a fine anno (Ncd, Cr), magari anche con un ritorno in commissione (Sacconi, Ncd), ma anche la cancellazione tout court dal calendario (Gasparri, Fi).

La decisione della capigruppo, confermata dall’aula, sancisce che dell’argomento se ne dovrà occupare l’assemblea, e a partire dal testo Cirinnà-bis, quello incardinato solo ieri sera in commissione Giustizia del Senato, tra mille polemiche. Si tratta di una rivisitazione del testo base all’esame della commissione, con qualche modifica alla luce della discussione fatta. Ma l’impianto resta quello del Pd, con il riconoscimento dei diritti anche alle coppie dello stesso sesso e soprattutto con la stepchild adoption, l’adozione per le coppie omosessuali del figlio di un genitore da parte dell’altro. Il vero nodo del ddl.

Politicamente la decisione viene stigmatizzata dal senatore azzurro Gasparri come “una scelta propagandistica, inutile e sbagliata, per dare un contentino a chi nel Pd ha votato le riforme senza essere d’accordo”. Gli risponde Zanda, che ricorda come la commissione ha speso ben 75 sedute sul provvedimento, senza peraltro riuscire “in questa lunghissima sequenza a fare neppure un passo avanti nel merito. Chi avesse voluto una discussione fattiva e collaborativa poteva farlo, ma non lo ha fatto”. Ad accusare il fronte Ap di essere rimasto silente e fermo in queste settimane, nella speranza di un arenamento del provvedimento, è stata la Lega Nord, ma anche Sel. Sulla stessa linea pure il Movimento 5 Stelle che parla senza mezzi termini di “rinvio alle calende greche” e di “prezzo pagato dal Pd a Ncd per il sostegno alle riforme”.

In mattinata il capogruppo Ap Schifani, alla luce della determinazione del Pd ad andare avanti sulla calendarizzazione in aula, era apparso in effetti molto conciliante. Ad una posizione politica di netta contrarietà al passaggio in aula, faceva seguire l’invito a “non drammatizzare” ricordando che “ci saranno tempi e modi, durante le pause politico parlamentari del Senato” da qui a fine anno (in pratica durante la sessione di bilancio, ndr) “per fare ragionamenti”, nella certezza che esistano “margini di intesa”. E per dare ulteriore forza a tale posizione ricordava come per il premier Renzi il testo del ddl “non è blindato”. Intanto nel corso dell’ufficio di presidenza del Pd si decideva di concedere ai senatori dem libertà di coscienza. L’ala cattolica è in fermento e sta preparando modifiche al tema dell’adozione, sostituendolo con forme di affidi rinforzato fino al raggiungimento della maggiore età. Così mentre le diplomazie, specie all’interno della maggioranza, sono al lavoro, il tutto è rimandato a quando l’assemblea inizierà veramente ad esaminare il provvedimento.

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