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Lunedì 12 ottobre 2015 - 20:16

Salvini a braccetto con Maroni: noi compatti ma qui comando io

Conferenza stampa congiunta con governatori di Lombardia e Veneto
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Milano, 12 ott. (askanews) – Troppo importanti per la Lega le scadenze politiche di medio termine, in primis le elezioni amministrative di Milano e di Roma della prossima primavera e l’aspirazione di guida della futura coalizione di centrodestra da parte del Carroccio, per non presentare all’opinione pubblica un movimento “compatto, anzi compattissimo”. E che faccia dimenticare in fretta l’immagine di partito diviso tra la strategia di Matteo Salvini, che esclude alleanze con Ncd di governo di Angelino Alfano e quella del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, secondo cui l’allargamento e l’apertura al partito di centrodestra è necessario per vincere. L’occasione è giunta oggi con la conferenza stampa convocata al termine della riunione del Consiglio federale della Lega, in cui è stato deciso ufficialmente poco o nulla, ma dove si è discusso, secondo lo stesso Salvini, “solo di progetti”.

Nel corso dell’incontro, ha riferito Salvini, non si è parlato dunque del tema atteso dagli osservatori, le elezioni amministrative nelle due maggiori città italiane, ma “si sono smontate tutte le bazzecole giornalistiche per cui saremmo impegnati a litigare”. Il segretario federale della Lega Matteo Salvini, che si è presentato in conferenza stampa e fatto fotografare con strette di mano e sorrisi assieme ai presidenti leghisti delle regioni Lombardia e Veneto, Roberto Maroni e Luca Zaia. “Il fatto che siamo in tre, io, Roberto Maroni e Luca Zaia, ribadisce che, a differenza degli altri partiti che begano e litigano al proprio interno, la Lega è una, la linea è una e l’obiettivo è uno: prendere un voto più di Renzi. Saremo compatti, anzi compattissimi”.

Sul chi comanda in Lega, però, Salvini è stato altrettanto chiaro. A chi gli ha chiesto se abbia imposto la sua visione sulle alleanze, e quindi il suo no ad un’alleanza con Ncd a livello nazionale, Salvini ha replicato: “Io ascolto, e poi da segretario decido. Ci sono elezioni in Comuni fondamentali massacrati di tasse dal governo Renzi-Alfano. Evidentemente chi è complice del governo Renzi non potrà essere alleato della Lega per far ripartire questi comuni”, ha ribadito. E ha aggiunto: “Siamo la forza politica che si propone di andare cambiare l’Italia sul modello lombardo-veneto, che è il modello migliore governo di autonomie di Italia con Zaia e con Maroni. I cittadini hanno scelto e ci sentiamo come Lega di essere l’alternativa a Renzi, assolutamente compatti”.

Maroni, nel suo breve intervento, ha elogiato Salvini e inviato segnali molto distensivi: il Consiglio di oggi, “molto bello”, ha portato a una “sintesi unanime: il riconoscimento a Matteo Salvini dello straordinario lavoro fatto e l’impegno di tutti a sostenerlo nella guida del movimento e nella sua leadership e nella partita straordinariamente impegnativa che si apre per le elezioni amministrative”. C’è stato, ha detto, un “grande segno di unità e compattezza che è il presupposto per vincere le sfide”.

Salvini comunque non ha chiuso del tutto la porta a Ncd ma ha blandito quella parte del partito che potrebbe condividere un segnale di discontinuità rispetto al governo con Renzi, come succede con in Lombardia.

“Se tutti rispettano i patti sottoscritti con i cittadini non c’è nessun problema. Sono orgoglioso del governo di Regione Lombardia, tutti compresi – ha spiegato Salvini – Da Ncd in Lombardia mi aspetto che rispettino il mandato elettorale, cosa che stanno facendo. Quindi non ho niente da chiedere a nessuno – ha affermato – A livello nazionale è chiaro che se adesso arriva una manovra economica che massacra i Comuni, è chiaro che non possiamo rilanciarli alleandoci con chi li deruba”.

Al Consiglio federale si è parlato quindi di “progetti per il futuro” e della manifestazione del 6/7/8 novembre a Bologna, dove da “Piazza maggiore, cuore del sistema Coop e Pd, inizierà la riscossa”: una tre giorni di “liberazione nazionale” contro il governo Renzi.

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