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Giovedì 8 ottobre 2015 - 21:34

Renzi “dimissiona” Marino: ora basta, ho atteso anche troppo

Pd cerca candidato per voto a Roma a maggio: spunta ipotesi Malagò
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Roma, 8 ott. (askanews) – “L’unico senso di questa giunta era fare pulizia. E l’unico argomento che aveva Marino era la sua onestà. Nel momento in cui l’ombra arriva anche sul sindaco, sia pure per una questione di scontrini, non c’erano più le condizioni minime per andare avanti”. Un renziano di stretta osservanza riassume così l’accelerazione arrivata nella notte, il perché di un showdown nell’aria da mesi ma sempre rinviato. Fino alla goccia che ha fatto traboccare un vaso stracolmo, e che ha convinto Matteo Renzi a superare ogni remora nel dare l’ultimatum ad un sindaco mai amato.

In tutti gli appuntamenti del pomeriggio passato in Emilia Romagna, il premier ha evitato ogni domanda dei giornalisti su Marino, così come ha affidato l’unico commento sulle dimissioni finalmente arrivate ad una nota del Pd. A gestire la vicenda a Roma è rimasto Matteo Orfini, cui il premier ha dato ascolto fino a ieri notte: “Per mesi abbiamo sperato che un rilancio della Giunta capitolina fosse ancora possibile, evitando anche il voto a Roma nell’election day amministrativo di primavera”, spiega un altro renziano. Per far sì che una sconfitta nella Capitale non desse il segno dell’intera tornata elettorale. Il piano prevedeva di portare avanti la Giunta Marino fino a febbraio, con il Giubileo ormai impostato e con la finestra elettorale chiusa fino all’autunno del 2016. Ma la gaffe di Philadelphia, la smentita del Papa sull’invito al sindaco in America, e ora l’inchiesta sulle note spese hanno sgombrato ogni dubbio. E allora l’indicazione a Orfini è stata netta: con le buone o le cattive, entro oggi Marino deve andarsene. E in più il rammarico per non aver agito prima, stante l’esito finale.

La prima salva di cannoni è arrivata dunque con le dimissioni degli assessori da poco entrati, quelli che avrebbero dovuto rilanciare l’azione della giunta. Non abbastanza per far cedere Marino. E allora è stata fatta filtrare la minaccia: mozione di sfiducia verso il sindaco, e addirittura dimissioni in blocco della maggioranza dei consiglieri, passo che comporta automaticamente la decadenza del sindaco. Solo così Marino ha capitolato, senza rinunciare ad una nota in cui – oltre a rivendicare la sua onestà – ha addirittura affacciato la possibilità che nei prossimi venti giorni si possano ricostruire le condizioni politiche per ritirare le dimissioni.

Ipotesi che al Pd non prendono neanche in considerazione: “Ora passeranno venti giorni, poi il prefetto Gabrielli nominerà il commissario. Punto”. Perché ora l’attenzione del Nazareno è già tutta concentrata su come provare a reggere in qualche modo a Roma, in una campagna elettorale che nessuno si nasconde sarà difficilissima. Così come è difficile che Gabrielli possa accettare la candidatura: “Punta a fare il capo della Polizia”, spiegano dal Nazareno. Casella che si libererà in primavera.

Si ipotizzano nomi della società civile, come ad esempio il presidente del Coni Malagò, già in prima fila nella candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Ma si pensa anche a politici, come il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che proprio da Marino perse alle primarie.

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