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Mercoledì 23 settembre 2015 - 21:02

Vigilanza Rai, processo a Ballarò. Vianello: Giannini va avanti

Pd: troppo M5s, problema pluralismo. Fico: no strumentalizzazioni
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Roma, 23 set. (askanews) – La notizia è nelle parole del direttore di Raitre, Andrea Vianello, dopo la sua audizione in commissione di Vigilanza Rai: “Ballarò va avanti, state tranquilli”. A Matteo Renzi e di conseguenza al Pd non sono piaciute le prime due puntate stagionali, con lo spazio concesso agli esponenti di punta del M5s e anche ad altre voci critiche nei confronti del governo come gli scrittori Nicola Lagioia e Roberto Saviano. “Dubbi sul pluralismo”, dice in Vigilanza il renziano Michele Anzaldi, ma quello del Pd durante l’audizione di Vianello è un coro senza voci dissonanti: per Raffaele Ranucci il rischio è che si producano talk show “solo per fare audience e perché costano poco”; “ci siamo dimenticati di quello che deve essere il servizio pubblico”, ammonisce Lorenza Bonaccorsi; “siamo rispettosi dell’autonomia editoriale se si rispetta il pluralismo”, rivendica Francesco Verducci; e Vinicio Peluffo parla di “trattamento asimmetrico a favore di una forza politica”.

Vianello dissimula bene la pressione, ma negli ambienti governativi l’attenzione agli ascolti comparati delle varie reti resta viva (Renzi in direzione Pd aveva fatto notare il sorpasso sui talk show da parte dell’ennesima replica di Rambo). Il direttore di Raitre ai cronisti ricorda che “Rambo aveva superato i talk show anche l’anno scorso, ma nessuno l’aveva fatto notare”. Lo scorso anno, pur nella crisi che accomuna questo genere di trasmissioni, Ballarò ha vinto quasi tutte le sfide sul rivale diMartedì, in onda su La7 e condotto dal grande ex Giovanni Floris; e Vianello aveva garantito la squadra: finché battete Floris Ballarò è al sicuro. Ma ieri Floris ha realizzato il 4,74% degli ascolti, contro 4,41% di Giannini.

In audizione Vianello respinge le accuse del presidente del Consiglio: “Non condivido – dice – che Ballarò possa essere definita una trasmissione che parla solo delle cose brutte. Il giornalismo deve sempre essere cane da guardia, ma noi lo siamo senza nessun pregiudizio”. I talk show, ammette, “non sono morti ma non stanno in gran salute”. Però difende le scelte fatte, del conduttore Massimo Giannini e della collocazione “strategica” in palinsesto al martedì sera. Esprime “stupore” per le critiche a Ballarò dopo solo due puntate e chiede che si giudichi l’equilibrio “sull’intero ciclo”. Infine avverte: “Nessun decalogo, ho il terrore delle regole e sovraregole che possono venire dalla politica”.

In commissione il M5s, con Alberto Airola, ricorda i dati dell’Agcom che certificano la prevalenza quantitativa delle presenze del Pd e del Governo nelle trasmissioni e nei Tg Rai.Renato Brunetta di Forza Italia ricorda di aver fatto richieste analoghe di riequilibrio su Che tempo che fa e In 1/2 ora, senza ottenere comprensione dal Pd. Nicola Fratoianni di Sel dice che “se quella battuta su Rambo la fa il presidente del Consiglio è un problema”, e casomai “l’opposizione può chiedere di essere più rispettata” in tv. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico (M5S) invita i colleghi a discutere di pluralismo “senza strumentalizzazioni” e lancia un appello alla difesa dell’autonomia giornalistica e della libertà di informazione. La vera partita, però, non si giocherà in Vigilanza, ma sull’asse fra palazzo Chigi e viale Mazzini, dove si decidono i destini di dirigenti e conduttori.

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