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Martedì 8 settembre 2015 - 21:57

Renzi tiene duro su riforme: se si tocca art.2 salta tutto

A minoranza Pd: "Possibili altre modifiche, ma siate responsabili"
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Roma, 8 set. (askanews) – Sull’articolo 2 della riforma costituzionale “c’è stata, piaccia o non piaccia, una doppia lettura, salvo per una preposizione”. E ora “se si rimette in discussione la doppia conforme, allora in linea teorica può essere rimessa in discussione anche su altro, e allora si riparte daccapo”. Come annunciato, Matteo Renzi non cede sull’elettività del nuovo Senato. E di fronte all’assemblea dei senatori Pd, compresa la pattuglia dei 28 dissidenti, ribadisce la sua disponibilità a discutere di altri punti della riforma, ad esempio “le funzioni” del nuovo Senato, ma non sull’elezione diretta dei senatori.

Il premier e segretario Pd assicura che “non vogliamo il muro contro muro, le cose scritte sui giornali sono profondamente esasperate anche dall’importanza della discussione sulla Costituzione”. Anzi, “abbiamo qualche giorno, fino alla fine della settimana ci saranno le audizioni” e “siamo disponibili a ragionare e a discutere”, dice rivolgendosi alla minoranza Pd, che è critica sulla riforma. E rispondendo a Bersani aggiunge che “nessuno di noi vuole la disciplina di partito”. Il punto è che “ciascuno risponde a se stesso e ai propri elettori” e dunque quello che Renzi chiede ai senatori Pd sono “lealtà” e “responsabilità di fronte a un Paese che sta ripartendo e a un’Europa che guarda all’Italia con più positività”. Insiste il premier: “Non diciamo prendere o lasciare, ma non si può scappare di fronte alla nostra storia.Non stiamo dicendo ‘questa è la minestra’ ma è un lavoro lungo anni, questa riforma è cruciale”.E “ci terrei molto a terminare le riforme prima della legge di stabilità per chiudere in Aula anche la questione delle unioni civili”.

E per diluire ulteriormente il peso del dissenso, lancia una nuova proposta: proprio perché anche la Camera ha votato l’articolo 2 in questa versione, “su questo punto le modifiche devono essere concordate alla Camera e al Senato”. Il premier ha infatti osservato: “Sembra che una parte del partito alla Camera dice una cosa e al Senato dice un’altra. Io mi ricordo le riunioni alla Camera…”. E allora, “per evitare il fastidioso equivoco che si tratti di una tattica dilatoria, e non posso pensare che ci sia una tattica dilatoria”, la proposta del premier e segretario Pd è quello di concordare tra i gruppi di Camera e Senato eventuali interventi.

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