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Lunedì 31 agosto 2015 - 17:33

Unioni civili, libertà di coscienza per salvare l’asse Pd-Ap

Mercoledì ddl Cirinnà a esame commissione Giustizia Senato
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Roma, 31 ago. (askanews) – Alla fine sarà la libertà di coscienza a offrire la via di fuga, quell’appiglio solido al provvedimento sulle unioni civili che un accordo politico impossibile, tra il composito mondo del Pd e quello altrettanto articolato di Area popolare, non potrebbe offrire alla maggioranza su questo tema, se non mettendo a serio rischio la sua stessa tenuta.

E’ questo il quadro che va delineandosi e che con tutta probabilità troverà conferma a partire dai prossimi giorni al senato, dove il ddl Cirinnà è all’esame della Commissione giustizia, i cui lavori riprenderanno da mercoledì prossimo.Dopo un lungo e stretto scambio di dichiarazioni tra esponenti di vario rilievo di Pd e Ap, a saggiare il terreno su cui poter condurre la propria battaglia, lo schema sembra potersi comporre su questa soluzione.

Le dichiarazioni di oggi del leader Ncd Angelino Alfano, che in una intervista al Corriere della sera rimarca come l’argomento delle unioni civili non fa parte del programma di governo e quindi non c’è alcun vincolo di maggioranza e impegno a votare il ddl, toglie in buona sostanza numerose castagne dal fuoco oltre che a se stesso, anche a Renzi.

Sul fronte dei moderati, Ncd si smarcherebbe dal rischio di estremizzare le posizioni verso quelle degli oltranzisti come Giovanardi, Sacconi, Roccella, Pagano, Formigoni, con la conseguenza di lasciar campo libero alla possibilità di spazi di accordo e avvicinamento del Pd con il Movimento 5 stelle.Un’eventualità che rappresenterebbe un clamoroso autogol politico, prima ancora che il rischio di giungere a una normativa sulle unioni civili ancora meno favorevole alle posizioni Ap di quanto lo possa essere ora.

Anche l’annunciato (prima delle ferie) incontro tra i gruppi Ap di Camera e Senato con Alfano per fare il punto sulle unioni civili resta sfuocato sullo sfondo. Per il momento nessuno ne parla e non se ne sa nulla. Meglio risparmiare le forze per fare il punto su dove e con chi devono andare i moderati nel loro futuro politico, fanno notare alcuni.

La situazione non è meno complessa in casa Pd. L’intesa “ci sarà”, continua ad assicurare il premier, che non potendosi alienare l’appoggio del mondo cattolico agirà senz’altro nelle modifiche a chiarimento che le unioni civili non sono equiparate al matrimonio. Resta da verificare se potrà offrire qualche ulteriore spazio di avvicinamento, senza inimicarsi l’ala più progressista.

Del resto anche in casa Forza Italia la libertà di coscienza è un approccio già delineato, che offre scampo a chi come ad esempio il senatore Malan non ci pensa proprio a recedere dalle proprie posizioni e da chi ha invece atteggiamenti più morbidi.

In un quadro di questo genere allora anche le convergenze tra Pd e M5s, o anche Sel, o gli appoggi verdiniani o da parti di spezzoni di Fi alla maggioranza si stemperano in un clima soffuso, del “che male c’è?”.

Resta dunque da vedere quale sarà il percorso parlamentare del ddl. Il presidente della Commissione giustizia, Nitto Palma, conferma il suo approccio pragmatico, e negando ogni voce di intesa con chicchessia, spiega: “Il problema è vedere se è possibile un accordo tra Pd e centrodestra, in assenza del quale si assisterà a un ostruzionismo deciso, che non consentirà di portare il provvedimento in aula con il relatore. Vediamo che succede, sento parlare di disponibilità, ma personalmente non ho avuto alcuna indicazione. Vediamo se il sole dell’estate ha migliorato oppure peggiorato la situazione”. Certo prima della pausa estiva il clima in commissione era torrido e Palma non ha mai nascosto che con oltre mille emendamenti presentati al testo, avrebbe preso atto dell’impossibilità di concludere l’iter in commissione.

L’attesa è quindi per un rapidissimo passaggio in commissione (potrebbe limitarsi alla sola giornata di mercoledì) e di un successivo approdo in aula, dove la partita probabilmente non sarà molto breve, e sarà giocata voto per voto. Sarà da vedere se gli auspici del governo, per un’approvazione al Senato entro metà ottobre e un sì definitivo entro l’anno, si dimostreranno realistici.

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