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Venerdì 21 agosto 2015 - 10:10

Sindacati, Landini: protestare è un diritto, su soglie discutiamo

"13 settembre assemblea Coalizione sociale ma non sarà partito"
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Roma, 21 ago. (askanews) – Sullo sciopero “la Costituzione parla chiaro, è un diritto individuale garantito”. Lo afferma il leader della Fiom Cgil Maurio Landini, intervistato da “Repubblica”, a proposito dell’ipotesi di riforma sulla rappresentanza sindacale su cui starebbe lavorando il governo.

“La Fiom – ricorda Landini – nel 2010 ha depositato una proposta di legge popolare con 120 mila firme per varare una legge sulla rappresentanza. Nel mentre alla Camera c’è la stessa proposta in discussione. Non siamo colti di sorpresa sul tema, abbiamo delle proposte”. A proposito di una soglia di sbarramento al 50 per cento per poter firmare un accordo, Landini afferma che “l’eventuale accordo va anche sottoposto al voto di tutti i lavoratori, compresi quelli precari. Chiediamo una legge di rappresentanza semplice, non invasiva, in base agli iscritti e ai voti delle Rsu, garantendo che in tutti i posti di lavoro ci si possa iscrivere al sindacato che si vuole e votare. E però la rappresentanza deve valere anche per le associazioni imprenditoriali, non solo per il sindacato”. Landini però è contrario al superamento dei contratti nazionali: “delle modifiche sono necessarie, nel senso i 400 contratti nazionali possono essere ridotti a una decina. Ma cancellare la contrattazione su scala nazionale non è accettabile, perché così si finisce per indebolire i lavoratori”. Sul calo delle tessere della Cgil Landini sottolinea che “la discussione al nostro interno va fatta, occorre garantire maggiore democrazia e partecipazione, così anche più trasparenza”.

Per quanto riguarda la “Coalizione sociale”, il movimento da lui lanciato, Landini annuncia che “il 13 settembre c’è in programma un’assemblea per capire come unire il mondo del lavoro, dai dipendenti alle partite Iva. Mentre il 17 ottobre saremo in piazza con Libera per il reddito minimo. Serve dare una forte sponda politica al mondo del lavoro”. Non, assicura, diventando un partito ma “imponendo il tema del lavoro in modo trasversale”.

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