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Lunedì 3 agosto 2015 - 20:10

Verdini con Renzi per Rai. Lega vuole consigliere (e pungola Fi)

Berlusconi vuole far pesare i suoi voti su partita presidente
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Roma, 3 ago. (askanews) – All’apparenza una faccenda di numeri, in pratica si tratta di potere, visibilità, alleanze. La commissione di Vigilanza Rai – che domani alle 14 è chiamata a nominare i sette membri del consiglio di amministrazione – è fatalmente specchio degli equilibri delle forze in Parlamento, se non addirittura della voglia di rivalsa/vendetta. M5s e Forza Italia, in nome del riequilibrio chiesto da Alleanza Popolare, hanno rinunciato a un componente a testa per dare rappresentanza ai gruppi di fittiani e Gal di palazzo Madama. Ma quelle di pentastellati e berlusconiani sono due partite molto diverse.

In questo modo i grillini scendono da 5 a 4 voti, non abbastanza per consentire l’elezione del proprio consigliere con quell’autonomia che difendono dall’inizio della legislatura.Eppure una strada c’è e pare proprio che l’intenzione sia quella di praticarla: ossia far votare anche Roberto Fico, nonostante la prassi voglia che il presidente non si esprima. E poiché in questo caso il diavolo sta nei numeri e nella matematica, il rischio è quello di trovarsi di fronte a uno scenario paradossale: se a votare fossero in 40, teoricamente, ci si potrebbe ritrovare con otto consiglieri, ciascuno ‘eletto’ con 5 voti. Una sorta di roulette messicana in chiave istituzionale che, chiaramente, ogni partito cercherà di evitare, senza dover rinunciare a nulla.

Ed è qui che entrano in ballo i voti dei verdiniani, ma anche la competition a destra tra Forza Italia e Lega. Dopo il riequilibrio, la pattuglia azzurra scende da 6 a 5: rinuncia il capogruppo al Senato, Paolo Romani (il quale, pare, intende rivendicare per sé la poltrona al Copasir che da tempo i berlusconiani reclamano). La decisione è stata presa dopo un faccia a faccia con Renato Brunetta, preludio della cena a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi. L’obiettivo è quello di portare a casa un consigliere (si fa sempre il nome di Antonio Pilati). Ma la vera partita del Cavaliere è quella che si sta giocando con i renziani e riguarda il nome del futuro presidente della Rai: un accordo – dal momento che ci vogliono i due terzi dei voti in Vigilanza – sarebbe obbligato a meno che il Pd non voglia cercare una (improbabile) sponda del M5s. Il Cavaliere – viene spiegato – si aspetta che Renzi non ripeta il ‘metodo Mattarella’ e offra agli azzurri almeno una rosa di nomi.

Le opposizioni possono però ambire a un altro scranno in Vigilanza, frutto della somma dei voti di Lega, Fdi, Gal, fittiani e del “cane sciolto” Maurizio Rossi. Uno scranno che il Carroccio richiede per sé. “In Vigilanza – spiegano – abbiamo un solo esponente, ma nel Paese siamo la terza forza”. Come a dire: è Forza Italia a dover garantire che il candidato salviniano ottenga il numero di consensi sufficienti.

Ma nel gioco degli specchi del voto segreto, e considerando che ciascuno potrà esprimere una sola preferenza, si rischia di trovarsi di fronte a qualche sorpresa. Di cui, sebbene si trovi già in vacanza a Miami, spera di approfittare Denis Verdini. I voti dei due esponenti del neonato gruppo Ala, Luca D’Alessandro e Antonio Scavone – è deciso – si andranno a sommare a quelli della maggioranza. E se il senatore toscano riuscisse a portare in dono qualcosa in più, Renzi potrebbe tentare il colpaccio.Sulla carta, infatti, le forze di maggioranza possono già contare su 22-23 voti. Tanto basterebbe al segretario Pd per ottenere cinque consiglieri, che si andrebbero ad aggiungere ai due di nomina governativa, tra cui il direttore generale. In ballo c’è poi il voto di Nicola Fratoianni di Sel, che potrebbe saldarsi con gli esponenti della minoranza dem per ottenere un candidato di “bandiera”.

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