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Venerdì 24 luglio 2015 - 19:54

Carcere per le intercettazioni “rubate”, scoppia la polemica

Insorge il M5s: bavaglio per stampa. Maggioranza apre a modifiche
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Roma, 24 lug. (askanews) – Esplode la polemica sulla delega al governo per una nuova norma sulle intercettazioni, con i deputati del M5s che in commissione Giustizia della Camera espongono cartelli con la scritta “No bavaglio” e il Pd che tenta poi di correggere il tiro.

La delega è contenuta nel ddl di riforma del processo penale che andrà in Aula lunedì prossimo a Montecitorio, dopo il via libera della commissione, e che tra l’altro prevede il carcere da 6 mesi fino a 4 anni per la pubblicazione di conversazioni riguardanti persone estranee irrilevanti ai fini delle indagini. Al momento dell’ok della commissione Giustizia di Montecitorio i deputati del Movimento 5 stelle sono insorti, mentre sul blog di Beppe Grillo veniva lanciata la campagna contro la stretta sulle intercettazioni “per difendere la libertà d’informazione” con l’hashtag #NoBavaglio”. Anche secondo Sel “sulle intercettazioni non si scherza, soprattutto di questi tempi”.

Mentre dalla maggioranza è Ap a difendere le norme inserite proprio da un emendamento a prima firma Alessandro Pagano, di Area popolare, per il quale il testo del provvedimento è “equilibrato e bilanciato”, non metterà “alcun bavaglio per la stampa e sarà pienamente garantito il diritto alle indagini dei giudici”. In ogni caso, ha assicurato in serata, siamo disponibili a “miglioramenti”. Si tratta di norme “chiare e di garanzia” anche per il responsabile giustizia del Pd, David Ermini, che però fa sapere che potrebbe arrivare un emendamento in Aula che modifichi le disposizioni approvate. A rafforzare l’ipotesi di cambiare il testo la relatrice del ddl, Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia, la quale ha parlato di “disponibilità a riflettere su una riformulazione, un aggiustamento dell’emendamento per esplicitarlo meglio e che specifichi che la norma non riguarda chi esercita la sua funzione di interesse pubblico”, affidandosi quindi alla discussione in Aula.

La conferma di una riflessione in atto è arrivata infine dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il quale, in un’intervista, ha ammesso di avere perplessità sull’emendamento Pagano che dovrà essere valutato “nell’impatto complessivo”, perchè il governo non è orientato a “prevedere la galera per i giornalisti”.

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