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Venerdì 3 luglio 2015 - 20:12

Prodi: con crisi Grecia nodi a pettine, patrimonio Europa rischia

Manca una visione strategica, gli Stati sono divisi in dispute
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Bologna, 3 lug. (askanews) – Il vero leader è quello che riesce a far cantare insieme anche gli stonati, quello che fa lavorare insieme gli Stati andando oltre i nazionalismi e le divisioni.Oggi, con la crisi greca, i nodi stanno venendo al pettine: stiamo distruggendo il patrimonio dell’Europa. E’ l’ex presidente della Commissione europea ed ex premier italiano, Romano Prodi, alla vigilia del referendum indetto dal presidente Tsipras, a fotografare la crisi in cui è precipitata tutta l’Europa. L’occasione è la reunion degli studenti di Bologna Business School, ai quali il professore ha rivolto un breve saluto e incoraggiamento per il futuro.

Oggi, ha spiegato Prodi ai giovani studenti, “il più grande laboratorio della storia politica dal dopoguerra, l’Europa nella quale abbiamo costruito la pace e la prosperità del nostro continente, è messo a rischio dagli errori della divisione e della disgregazione, gli stessi errori che potrebbero farvi fallire nella vita”.

Con la cerimonia di consegna dei diplomi, ha ricordato il presidente del collegio di indirizzo di Bologna Business School, “celebriamo la nostra festa nel periodo in cui, come nel caso greco, vengono al pettine i nodi della nostra disgregazione. Il futuro è messo a rischio dagli errori, dalle divisioni degli stessi che potrebbero mettere a rischio e farvi fallire nella vostra vita”.

Prodi attribuisce alla “mancanza di visione strategica” e al “non capire la storia” la responsabilità della crisi in cui è precipitata l’Italia e tutta l’Unione europea: “credere che il mondo sia diverso da quello che è, come successe all’Italia nel periodo del Rinascimento dove eravamo primi nell’arte, nella tecnologia, nella finanza e nell’arte della guerra; non hanno interpretato la prima gara della rivoluzione, cioè la scoperta dell’America; siamo scomparsi dalla carta geografica per tre secoli e ancora non riusciamo a uscire dal ruolo marginale che la storia ci ha riservato”.

Come gli Stati italiani nel Rinascimento – ha aggiunto il professore – “oggi gli Stati europei sono divisi nelle grandi dispute; ognuno chiama il proprio Carlo VIII per risolvere i suoi problemi”. Quindi “in Europa manchiamo di una leadership in grado di far operare insieme i popoli europei dimenticando le divisioni nazionali. Stiamo distruggendo questo patrimonio, perché ci stiamo ritirando dentro noi stessi, i nostri nazionalismi e le nostre paure pensando che queste ci possano salvare da quello che accade nel mondo”.

Ma “costruire il futuro”, secondo Prodi, “vuol dire prima di tutto evitare gli errori presenti; il primo errore è non capire per ignoranza”. Perciò è importante studiare “un po sui libri ma molto vivendo a fondo le esperienze del mondo del lavoro”.

“Per costruire il vostro paese – ha detto agli studenti – dovete imparare a cantare in coro e fare cantare insieme anche gli stonati. Questa è stata la lezione della grande Europa, quando si è affermata come esempio. Il nuovo parte da un’idea, spesso da una scintilla di un singolo, ma viene costruito da una grande squadra”.

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